Giorno: 22 luglio 2015

La Juventus ricorda l’Avvocato: 68 anni fa diventava presidente Giovanni Agnelli

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Il 22 luglio 1947 Giovanni Agnelli assumeva la presidenza della società a soli 26 anni.

Il club bianconero celebra la ricorrenza sul proprio sito internet ricordando che, “se la Signora del pallone ancora oggi stazione al vertice del calcio, è anche grazie a lui“. L’Avvocato guidò la Juve per sette anni, fino al 1954, conquistando due scudetti.

ALCUNE DELLE SUE CITAZIONI PIU’ FAMOSE:

  • La Juve è per me l’amo­re di una vita intera, motivo di gioia e orgoglio, ma anche di delusione e frustrazione, comunque emozioni forti, come può dare una vera e infinita storia d’amore.
  • La Juventus rappresenta, per chi ama la Juventus, una passione, uno svago… e qualche cosa la domenica. Noi abbiamo cercato di dare a loro il migliore spettacolo possibile e anche molte soddisfazioni.
  • Nei momenti difficili, c’è sempre nel mio subconscio qualcosa a cui mi appello, e questo è il motivo per cui la Juventus ha vinto anche oggi.
  • Perché la Juventus, dopo già un secolo di storia, è diventata una leggenda. Una leggenda che è sorta in un liceo di Torino e che ha finito per conquistare nove, dieci milioni di tifosi in Italia e, certo, altrettanti all’estero con un nome, una maglia e dei colori conosciuti in tutto il mondo.

Un’intera esistenza dedicata a lei, sette anni da Presidente. Per l’Avvocato, come la gente e i tifosi lo hanno conosciuto, la Juve è sempre stata una lezione di vita, oltreché un momento insostituibile di gioia e divertimento. Ebbene, se Giovanni Agnelli ha legato il suo nome a quello della Juventus per tutta una vita, è esattamente 68 anni fa che ne assumeva in prima persona la presidenza.

I suoi rapporti con la Juventus, che nel corso della vita gli ha regalato 41 successi,risalgono al 1935, quando scomparve il padre dopo l’epoca d’oro dei cinque scudetti consecutivi. Edoardo venne eletto presidente per acclamazione, mentre il nonno era dichiarato sostenitore bianconero.

Il destino si compì pertanto nel dopoguerra, quando Piero Dusio propose a Giovanni la presidenza della Juve: “E’ arrivato il momento”, gli comunicò con stringata decisione.

Come l’Avvocato ebbe a ricordare in un’intervista nel 1967, riportata dall’edizione di maggio di Hurrà Juventus:

“Entrai nel Consiglio della Juventus. Avevo solo 14 anni, sentivo parlare di calcio ma non me ne potevo occupare. Rientrato a Torino dopo la guerra, fui richiamato alla presidenza della Juventus. Rimasi presidente per sette anni, conquistando due scudetti e costruendo una squadra, ritengo, forte”.

Giovanni Agnelli

Quella Juve lo fu per davvero: i Tricolori arrivarono infatti nel 1950 e nel 1952. Il primo scudetto fu quello della Juve “forse più forte che abbia a ricordare”, nella parole di Boniperti, leader di uno squadrone che vantava anche il fortissimo oriundo Rinaldo Martino ed i danesi Praest e Hansen. Una formazione imbottita di campioni, come quella che fece il bis due anni dopo, con fuoriclasse come Parola e Muccinelli.

«Scrissero che una società di cinquant’anni ha un presidente di 25», dichiarò più avanti – nel 1997 – allo stesso magazine bianconero, ricordando i successi di quegli anni.

Il 18 settembre 1954 l’Avvocato lascerà la presidenza a Enrico Craveri, ma rimarrà sempre vicino alla sua Juve. Una vicinanza per la quale saremo sempre grati, vissuta attraverso la saggezza, il lavoro, la cultura e l’amore per lo sport. L’assiduità con la quale ha garantito appoggio alla squadra è stata, nel corso della sua inimitabile parabola di vita, incessante ed affettuosa.

Intervenendo con benevola ironia ed infondendo ottimismo nelle vicende bianconere, ha saputo plasmare il fato di una squadra “il cui destino è quello di vincere” (Hurrà Juventus, marzo 2001).

Nell’anno del centenario della Juventus, le augurò di cuore «un altro secolo così». E se la Signora del pallone ancora oggi staziona al vertice del calcio, è anche grazie a lui.

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La musica fa bene al cervello degli adolescenti

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La musica è sempre la soluzione giusta a tutto.

Suonare uno strumento “allena” il cervello. È stato ripetuto talmente tante volte da diventare quasi un luogo comune. Uno studio appena pubblicato sulla rivista PNAS aggiunge nuovi dettagli al quadro, in particolare rafforzando l’idea che fare musica faccia bene anche se si comincia “tardi”, da adolescenti.

ORCHESTRA IN CLASSE. La nuova ricerca ha seguito un gruppo di studenti dell’area di Chicago all’ingresso alle scuole superiori, quando hanno cominciato a imparare a suonare uno strumento in una band di classe, due-tre ore la settimana. All’ultimo anno di scuola, alcuni aspetti dello sviluppo neurologico dei ragazzi sono stati paragonati a quelli di un altro gruppo di adolescenti che avevano invece seguito un programma di sola attività fisica per l’intero percorso scolastico.

Da misurazioni dell’attività elettrica del cervello, i ricercatori hanno osservato che gli studenti che si erano dedicati alla musica avevano una sensibilità migliore nel riconoscere i suoni del linguaggio rispetto ai loro compagni e mostravano risposte del cervello ai suoni più rapide.

MUSICA E LINGUE. Secondo i ricercatori, la musica potrebbe dare un aiuto in più proprio nella capacità di processare le informazioni, specialmente quelle linguistiche, ritardando la chiusura di quella “finestra di opportunità” ritenuta più utile per imparare per esempio le lingue straniere. I benefici della musica, insomma, si estenderebbero al di là del suonare uno strumento.

POCO STUDIATA. I ricercatori americani sottolineano che, in tempi di budget ristretti nelle high school statunitensi, è un peccato che spesso tocchi proprio alle lezioni di musica essere ridotte o sospese. Viene naturale il paragone con la situazione delle aule scolastiche italiane, dove la musica è da sempre la cenerentola tra le discipline, e nella maggior parte delle scuole superiori non è neppure contemplata come materia di insegnamento.