IL CANTO..

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Ho cantato da sempre e lo farò per sempre.

Mi viene talmente automatico cantare quando sento una canzone che non lo riesco a controllare. Non posso farne a meno.

Attraverso lo studio del canto sono venuta a conoscenza di tantissime cose che prima non sapevo e ne ho approfondite altre che sono fondamentali.

Il canto è l’emissione, mediante la voce, di suoni ordinati per ritmo e altezza a formare una melodia. Il canto si articola di solito su un testo, anche se non necessariamente.

Un gruppo di individui che cantano insieme (che in questo caso si dicono anche cantori), formano un coro.

Tipi di emissione

La voce umana è il suono prodotto nella laringe dalla vibrazione delle corde vocali per effetto dell’aria espirata dai polmoni mediante occlusione della glottide. Il timbro vocale è influenzato principalmente dalle caratteristiche morfologiche delle corde vocali, ma anche dalla conformazione fisica in generale. Come sanno bene coloro che usano professionalmente la voce, il timbro vocale può essere artefatto; gli imitatori, ad esempio, studiano proprio sfruttando la duttilità dell’organo vocale.

A seconda del modo in cui la voce viene prodotta si possono distinguere diversi tipi di emissione: infatti tra la voce di petto e quella di falsetto esistono varie emissioni intermedie che sfruttano prevalentemente il registro di petto per i suoni gravi e quello di testa per le note acute.

Voce impostata

Quello di “voce impostata” è un concetto storico-estetico sviluppatosi tra il Seicento e il Settecento per far fronte alle crescenti difficoltà tecniche richieste ai cantanti dai coevi repertori vocali. È impossibile dare una definizione univoca di quale sia una voce impostata e del corretto training fisico-artistico richiesto dall’impostazione.

Cantando con una voce impostata secondo i dettami classici si acquisisce un controllo muscolare che consente di produrre suoni timbricamente più omogenei (detti “rotondi”), di controllare il volume e di cantare senza sottoporre le corde vocali ad uno sforzo eccessivo (cantare “sul fiato”), che in genere si determina a causa della pressione mal indirizzata del fiato (cantare “sforzando” o “spingendo”).

L’impostazione classica vede la compresenza di tecnica del fiato, dell’emissione e dell’articolazione. I dettami di queste tecniche non possono essere disgiunti, non si può, per esempio, emettere un buon suono senza articolarlo o senza aver respirato in modo corretto.

La respirazione è in genere diaframmatica (ma illustri maestri di canto, anche viventi, consigliano di alternarla ad una respirazione costale e a volte ad una respirazione completa diaframmatico-costale). Dopo l’inspirazione, varie fasce muscolari, tra cui gli addominali inferiori e i muscoli pelvici, vanno tesi per creare il cosiddetto “sostegno”, una sorta di “feedback” muscolare che permetta di dosare il fiato.

L’emissione avviene all’altezza della laringe, l’organo dentro il quale si situano le corde vocali. Essenziale per una buona emissione è che la laringe sia rilassata, “bassa”, che le corde siano ben chiuse (evitando quella che in gergo è definita “emissione ariata” o “afona”, dovuta principalmente all’astenia cordale) e che la “maschera”, ossia l’insieme dei muscoli facciali, sia rilassata, permettendo al suono di risuonare all’interno delle cavità del corpo. È infatti questo il momento principale, dal punto di vista acustico, nella formazione del timbro della voce impostata.

La tecnica di articolazione varia a seconda delle caratteristiche fonetiche della lingua in cui si canta. Cantare una “e” tedesca o una “e” italiana presuppone diverse fogge muscolari all’altezza della maschera o, ancor prima, della laringe. Stesse differenze si trovano nella pronuncia delle consonanti e dei gruppi consonantici, per non parlare di alcune altezze in specifici registri la cui esecuzione viene, tradizionalmente, avvantaggiata da specifiche fogge facciali (i sovracuti vengono spesso intonati sorridendo, gli acuti di petto spesso richiedono un’iperestensione della mandibola). Da molti maestri l’insieme delle tecniche di emissione e articolazione consiste in un “appoggio superiore”, o “appoggio alto” o “appoggio in maschera”, utile soprattutto in alcuni repertori di agilità.

Non esiste trattazione che curi la potenza del suono. Spesso si collega la voce impostata con la voce sonora, se non stentorea, ma in realtà la potenza vocale è solo una conseguenza, non un fine dello studio vocale. I repertori tardo ottocenteschi e contemporanei richiedono molto spesso voci potenti che riescano ad “oltrepassare” l’orchestra, “proiettandosi” in sala, ma in sede di studio non esistono vere tecniche della proiezione.

La così detta “impostazione” è un termine tecnico legato ai diversi tipi di repertori ed estetiche, alla storia e alle differenti scuole vocali.                                                                                                                                                      

Falsetto

La voce di falsetto è documentata nei trattati antichi, nei repertori classici e moderni e nelle trattazioni estetiche. Il falsetto coinvolge in minor modo la muscolatura, permettendo di riprodurre i suoni, soprattutto acuti, con uno sforzo minore rispetto alla voce di petto. È per questo che, rispetto alla voce piena, il suono del falsetto risulterà più leggero e qualche volta fiatato (questo dipende molto spesso dalla massa cordale del soggetto e dallo studio della tecnica vocale). Durante l’emissione in falsetto il piano delle corde vocali è inclinato.

Registri vocali

Normalmente, la voce maschile è più bassa della voce femminile. Dal più acuto al più grave, nel canto classico i registri vocali sono così denominati:

Nella musica lirica si sono create successivamente ulteriori categorie: soprano drammatico, soprano di coloratura, tenore di grazia, basso profondo etc.

Gli stili di canto

Lo stile vocale è il particolare uso che della voce viene fatto dal cantante, utilizzando in maniera personale i diversi fattori in gioco (timbro, meccanismo di emissione, intensità, accenti, vibrato, microfono, vocoder) e le numerose tecniche di canto, dotte o popolari, che possono includere:

  • Jodel o jodler – canto caratteristico del Tirolo con vocalizzi alternati tra falsetto e voce impostata.
  • Vocalese – stile vocale jazz che si basa sull’adattamento di testi di senso compiuto alla linea melodica originariamente strumentale.

Caratteristiche della voce

L’estensione vocale è l’ambito di suoni, dal più grave al più acuto, che la voce umana può produrre, generalmente variabile tra circa 80 Hz e i 1500 Hz.

Tecnica del canto

 La tecnica del canto è quell’insieme di accorgimenti, appresi con l’allenamento e lo studio, necessari ai cantanti professionisti per evitare gravi danni alla laringe e per ottenere una voce timbricamente gradevole, potente e con un’ampia gamma cantabile, cioè un’estensione dalla nota più bassa alla più alta in cui il timbro sia omogeneo e l’intonazione corretta e stabile.

Tutti, più o meno, possono cantare una canzone. Molti di meno invece riescono a cantare più canzoni di seguito, anche semplici: dopo qualche minuto un cantante improvvisato comincerà a sentire mal di gola, e la sua voce inizierà a farsi roca e sfiatata; se nonostante tutto continua a cantare, di lì a poco si ritrova afono, e corre il rischio di procurarsi un edema.

Questo accade perché, istintivamente, il cantore di cui sopra usa la sua voce come se parlasse. Ma l’uso della voce che si fa normalmente, sebbene sufficiente allo scopo di parlare, impone alla laringe delle sollecitazioni troppo forti nel caso del canto: per poter cantare per ore senza danni, senza sforzo e con una voce sempre gradevole, il cantante deve reimparare ad usare la sua voce in modo nuovo, attraverso lo studio, l’allenamento e l’autoosservazione.

 

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