NOTTE DI CHAMPIONS: UN PAREGGIO COL CUORE

Postato il

3 Novembre 2015

Quarta giornata del girone D di Champions League:

Borussia Mönchengladbach-Juventus: 1-1

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Il bianco e il nero di una Juve a due facce trovano il santino di Gigi su un lato della medaglia e la figurina sbiadita del Profeta dall’altra: Buffon ci avevo messo la faccia dopo il Sassuolo, a Mönchengladbach ci ha messo le mani (e anche i piedi). In entrambi i casi non è una novità: ha sempre fatto l’una e l’altra cosa. Hernanes, invece, ci ha messo le gambe e lo ha fatto nel modo peggiore, con un’entrata su Dominguez a centrocampo da cartellino rosso (secondo l’arbitro).

Come al solito sia stato Buffon l’uomo in più, con un paio di interventi fuori dall’ordinario, dunque straordinari. Il portiere, che più di qualsiasi altro è la guida della squadra, continua a ergersi protagonista in campo. Gigi sempre, gli altri a sprazzi: un po’ di Pogba (delizioso l’assist del gol), un po’ di Bonucci, un po’ di Evra, un po’ di Marchisio, un po’ di Dybala. A forza di un po’ si arriverà prima o poi al tutto, ma è chiaro che – capovolgendo la tradizione, persino la storia – adesso la Juventus da esportazione è diversa nell’indole da quella formato campionato. Sempre senza andare troppo per il sottile…

Nulla è stato semplice contro il Borussia. Perché si sa che la Juventus non attraversa un momento felice e perché ha praticamente disputato buona parte del secondo tempo in inferiorità numerica per l’espulsione di Hernanes. Non sappiamo come sarebbe finita se la sfida fosse stata consumata per tutti i novanta e passa minuti ad armi pari, certo che i bianconeri sarebbero riusciti a mettere il naso nell’area avversaria con più frequenza e non sarebbero stati costretti a difendersi.

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Il regalo più bello. Per la sua Juventus ma anche per se stesso, dopo uno dei periodi più bui della sua carriera. Un evento inatteso, ma dal lieto fine che tanto piace ai romantici. Quarantuno giorni dopo la crisi respiratoria, Lichtsteiner torna a giocare. E contro il Borussia Mönchengladbach segna un gol importantissimo per il percorso europeo della sua Juventus. Una storia da film: dopo le paure, il timore di un lungo stop o, peggio, di una carriera arrivata a un bivio.

23 settembre, quinta giornata di serie A. La Juventus affronta il Frosinone, nell’intervallo Lichtsteiner sta male: fatica a respirare. Per sicurezza la società decide di fare dei controlli; l’ex giocatore della Lazio passa la notte all’ospedale Mauriziano. All’inizio si sospetta sia solo una crisi respiratoria, risolvibile al termine di un breve decorso. In seguito la doccia fredda, gelida. Il laterale svizzero soffre di ‘un’aritmia cardiaca benigna’ e deve essere operato.
Il 2 ottobre Lichtsteiner va sotto i ferri: l’operazione è di routine, non pericolosa. I dubbi invece permangono per i tempi di recupero. La Juventus comunica che tornerà a disposizione in un mese, ma c’è anche chi sostiene dovrà stare fuori fino ad aprile.
Il calvario sembra non essere ancora terminato.
Le previsioni della Juventus vengono suffragate dal giocatore, che giorno dopo giorno migliora: il 12 ottobre si presenta a Vinovo e pian piano cerca di rimettersi in pari. Per la prima volta, proprio contro il Borussia Mönchengladbach, Lichtsteiner è a disposizione. Ma questo non può bastare. La conclusione dev’essere ad effetto, con il botto. Allegri decide di rischiarlo: la Juve non va bene, soffre e va in svantaggio, punita da Johnson. Al calar del primo tempo Pogba inventa un assist sublime: Lichtsteiner si inserisce, il suo destro è un calcio forte che spazza via le paure. La Juve è viva. Il motorino svizzero è tornato a correre. Più forte che mai.
Le parole — “Volevamo vincere però poi visto come è andata la partita, con l’espulsione, va bene così – le parole di Lichtsteiner a fine partita – Se questa sera è come se fossi rinato? Per me è stato molto importante tornare subito, dopo solo due allenamenti con la squadra. Il momento era troppo delicato per tirarsi fuori” .
Lichtsteiner si prende la scena e i titoli perché la sua è una bella storia da raccontare. Ma se la Juve torna a casa con un pareggio e un’ipoteca sulla qualificazione agli ottavi di Champions il merito è anche o forse soprattutto di Buffon: già nel primo tempo aveva chiuso la porta un paio di volte, ma è nel secondo che si supera con la parata di piede su Stindl e il gran volo sulla conclusione di Thorgan Hazard all’89’. Una settimana fa, dopo la sconfitta col Sassuolo, aveva alzato la voce: “Abbiamo giocato un primo tempo indegno, sono sgomento”. La sua Juve non ha imparato del tutto la lezione, in Germania ha giocato ancora sotto ritmo per almeno trenta minuti, ma la capacità di soffrire dice che un (minimo) passo avanti è stato fatto. Gigi, invece, ha messo in mostra il meglio del suo repertorio, come aveva già fatto in questa Champions a Manchester e in campionato soprattutto a San Siro con l’Inter e nel derby.
Hernanes lascia il campo a testa bassa dopo l'espulsione. Epa

“Hernanes non era una prima scelta, non abbiamo mai pensato di aver portato a casa un fenomeno”. Marotta l’ha detto il 23 ottobre, in occasione dell’assemblea degli azionisti della Juve. A quel punto Allegri l’aveva già tenuto fuori contro l’Inter, poi con l’Atalanta, infine col Sassuolo. L’ha rispolverato nel derby dove Hernanes ha iniziato da trequartista, ma di fatto ha giocato quasi tutta la partita da regista: più che sufficiente nel primo tempo, in calo nella ripresa. Sembrava un passo avanti, in Germania ne ha fatti due indietro. Piede a martello sulla gamba d’appoggio di Xhaka nel primo tempo: l’arbitro lo grazia. Piedi uniti contro Dominguez nella ripresa: l’arbitro lo butta fuori. E per i 53 minuti in cui era rimasto in campo nessuno spunto da trequartista. Sulle spalle non ha il 10, ma l’11, come i milioni pagati all’Inter quest’estate: in quel ruolo dovrebbe prendersi comunque la responsabilità. Non è un fenomeno, però, e a quanto pare non è neppure il trequartista che Allegri voleva. Del resto lo ha detto anche Marotta.

Allegri sorride per il risultato ma i bianconeri continuano a non convincere sul piano del gioco e soprattutto sull’approccio alla gara: per l’ottava volta in stagione la Vecchia Signora va sotto nel risultato, poi non è sempre facile ribaltarlo e lo sforzo si sente. Intanto Pogba cresce e i tifosi applaudono Buffon e Lichtsteiner.

Massimiliano Allegri sorride davanti ai microfoni delle tv e ai taccuini dei giornalisti: “Avrei firmato per 8 punti dopo 4 partite”. Vero, ma i problemi restano e anche il mister lo sa e quando glieli fanno notare non può che rabbuiarsi: difficoltà tecnica, poca lucidità e quella brutta statistica. Per l’ottava volta in stagione la Juventus è andata sotto nel risultato, e in 15 partite (più una di Supercoppa) non può essere certamente un caso.

E’ successo 6 volte in campionato: in 4 occasioni, contro Udinese, Roma, Napoli e Sassuolo, i bianconeri non sono stati in grado di evitare la sconfitta, contro il Chievo è arrivato un pareggio, solo contro il Bologna il risultato è stato completamente ribaltato. E’ andata meglio in Champions: a Manchester, lo sfortunato autogol di Chiellini (ancora lui!) è stato cancellato da Mandzukic e Morata, mentre ieri sera ci ha pensato la premiata coppia Pogba(grande assist!)-Lichtsteiner. Ma la rincorsa costa sacrificio e a patirne è certamente il gioco: quando bisogna raddrizzare un risultato, il possesso e il bel calcio passano spesso in secondo piano.

la Juventus è ancora alla ricerca di quella sicurezza che aveva maturato nel corso delle ultime quattro stagioni, condite da altrettanti scudetti. Fino allo scorso anno, ci pensava Tevez: la maggior parte delle partite dei bianconeri iniziavano dall’1-0 grazie all’Apache, quest’anno invece il vantaggio, di campo e di personalità se lo deve guadagnare. Non è facile, soprattutto con “4 calciatori sotto i 23 in campo”, come spesso ripete Allegri, ma la Juve deve crescere, e deve farlo in fretta.

Crescita e continuità. Quella che sta cercando Paul Pogba, uno dei protagonisti della serata di Moenchengladbach: così come la sua Juve, il francese con la 10 (+5) sulle spalle commette ancora tanti errori di gioventù, ma i suoi sprazzi sono sicuramente da campione. Chiedere a Stephan Lichtsteiner, bravo a mettere dentro un vero e proprio cioccolatino servito dallo stesso Pogba. “Sta crescendo, ha giocato una partita importante, ma deve ancora migliorare e capire i momenti determinanti della partita”.

Se il pari del Borussia Park fa sorridere i tifosi della Juventus e non li getta nello sconforto più totale lo si deve soprattutto a due protagonisti: uno è svizzero, non giocava da tempo per colpa di un intervento di ablazione al cuore che lo ha costretto a lasciare i suoi compagni per 40 giorni (solo!!), ma la cui spinta in più si è subito avvertita. L’altro è un signore di quasi 38 anni che ancora fa brillare gli occhi agli osservatori di mezza Europa e fa gridare allo scandalo quando si dà un’occhiata alla lista dei candidati al Pallone d’Oro 2015. Stephan Lichtsteiner e Gigi Buffon, due rappresentanti della vecchia guardia bianconera che gli aitanti giovani di oggi dovrebbero guardare come esempi da seguire. Soprattutto per quanto riguarda l’approccio alla partita…

FORMAZIONE BORUSSIA M.: Sommer, Wendt, Dominguez, Christensen, Nordtveit, Johnson, Xhaka, Dahoud, Traoré, Raffael, Stindl.

Allenatore: Schubert

FORMAZIONE JUVE: Buffon, Lichtsteiner, Bonucci, Chiellini, Evra, Marchisio, Sturaro, Pogba, Hernanes, Dybala, Morata.

Allenatore: Allegri

Tedeschi avanti con Johnson al 17’. Lichsteiner pareggia con un colpo al volo (43’). Juve in dieci dal 53’ per l’espulsione di Hernanes.

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FELICISSIMA PER IL NOSTRO TRENO SVIZZERO.

PER QUANTO RIGUARDA BUFFON HO FINITO GLI AGGETTIVI. DICO SOLO “SANTO SUBITO”

POGBA STA CRESCENDO E DEVE FARLO ALLA SVELTA.

VEDIAMO UN PO’ COME VA..

IO CI CREDO!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

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