Mese: gennaio 2016

AUGURI GIANLUIGI BUFFON!

Postato il Aggiornato il

28 Gennaio 2016

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TANTI AUGURI A UNA LEGGENDA..AL NOSTRO CAPITANO..ALLA NOSTRA COLONNA PORTANTE..AL TRASCINATORE DELLA SQUADRA..AL NUMERO 1 ASSOLUTO..AL PORTIERE PIU’ FORTE DI TUTTI I TEMPI..AD UN CAMPIONE DEL MONDO..A UNO CHE NON HA MAI ABBANDONATO “LA SUA VECCHIA SIGNORA” NEANCHE IN SERIE B..A UN CAMPIONE VERO DENTRO IL CAMPO, MA SOPRATTUTTO FUORI..UN ESEMPIO..

C’E’ TANTO ALTRO DA AGGIUNGERE ANCORA… BASTA SEMPLICEMENTE DIRE:

AUGURI GIANLUIGI BUFFON!

IL NOSTRO ADORATO “SUPERMAN”

Avvicinarsi ai 40 anni ed essere ancora il numero 1. Lo sa bene Gianluigi Buffon, portiere e capitano di Juventus e Nazionale italiana, che oggi festeggia il suo 38° compleanno. Con una carriera divisa tra Parma e bianconeri, l’estremo difensore è considerato tra i più forti di tutti i tempi nel suo ruolo.

Anche la Juventus ha ovviamente omaggiato Buffon durante il suo 38esimo compleanno e lo ha fatto con tanto affetto nei confronti del proprio capitano. Queste le parole postate sul sito ufficiale dei bianconeri: “Se uno nel giorno del suo 38esimo compleanno invece di stare comodamente a casa sul proprio divano è in campo con i tacchetti ai piedi allenandosi per vincere il suo nono Scudetto in bianconero compiendo un’autentica rimonta, o è un fenomeno o è Gianluigi Buffon”. La Juventus ricorda il suo debutto in bianconero nel 2001 chiudendo così: “Dopo 15 anni Capitano vogliamo dirti grazie per aver difeso sempre la nostra porta e augurarti non solo buon compleanno ma continuare a parare tutto quello che passa da quella porta”.

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Il numero uno bianconero ha ricevuto sicuramente un grande regalo dai compagni di squadra che ieri hanno vinto tre a zero contro l’Inter nell’andata della semifinale di Coppa Italia mettendo un piede e mezzo in finale. Per Buffon è un momento d’oro anche sul piano familiare visto che qualche settimana fa è nato il figlio Leopoldo Mattia nato dalla relazione con Ilaria D’Amico, nota giornalista di Sky Sport. Buffon ha già ricevuto gli auguri da tutto il mondo del calcio e dello sport in generale, è ancora oggi uno dei più forti portieri al Mondo e difenderà la porta della Juventus per altri anni. In Nazionale sarà lui il titolare agli Europei e ha dichiarato di voler smettere con la maglia azzurra dopo i Mondiali del 2018.

 

JUVE INDOMABILE E SPIETATA..INTER K.O.

Postato il Aggiornato il

27 Gennaio 2016

Semifinale di andata di Coppa Italia :

Juventus-Inter: 3-0

Gara giocata a ritmi altissimi fin dalle prime battute. Occasioni che si susseguono da ambo le parti. Asamoah non centra lo specchio in avvio, la risposta dell’Inter è sui piedi di Medel, palla a lato. Melo scalda i guantoni di Neto, poi episodio molto discusso al 14esimo. Medel prende il pallone di mano in area, Tagliavento lascia correre tra le proteste juventine. Occasionissima per Cuadrado a metà primo tempo, ma palla di un soffio a lato con Handanovic battuto. Al 34esimo altro episodio discusso, Cuadrado servito in area da Morata cade a terra, Murillo non sembra commettere un gran fallo (secondo gli interisti), ma stavolta Tagliavento concede il rigore e ammonisce l’interista. Che voglia compensare l’errore commesso in precedenza? Morata va dal dischetto e la piazza sotto al set per il vantaggio bianconero. Squadre al riposo con la Juve avanti 1-0, ma gara ancora molto aperta.

La ripresa è a senza unico: la Juventus dietro non concede praticamente nulla e Jovetic appare troppo isolato. I bianconeri stendono l’Inter. Il raddoppio arriva sempre ad opera di Morata al 63esimo che si sblocca definitivamente. L’Inter non riesce più a reagire e anzi conclude in dieci uomini per l’espulsione di Murillo, che stende Cuadrado e prende il secondo giallo. Sia Murillo che Miranda non ci saranno al ritorno. Entra anche Dybala nella Juve e al primo pallone buono realizza il 3-0, sorprendendo sotto le gambe Handanovic, con un diagonale secco dal limite. Apoteosi Juventus, che ipoteca la finale di coppa Italia e allunga la sua striscia positiva.

Alvaro Morata rompe finalmente il digiuno di goal. Nella vittoria per 3-0 dei bianconeri sull’Inter, gara valida per la semifinale d’andata, l’attaccante spagnolo si rilancia segnando una doppietta. A chiudere i giochi ci pensa il solito Dybala, che cala il tris e consente ai bianconeri di avere un piede e mezzo in finale, trasformando il ritorno del 2 marzo a San Siro in un qualcosa ai confini della passerella bianconera.

Dybala e Morata show mettono K.O l’inter. Un grazie va anche ad un Cuadrado scatenato che ha giocato un’ottima partita dimostrando, ancora una volta, le sue grandi qualità e che si è procurato il rigore e l’espulsione di Murillo.

La semifinale di andata di Coppa Italia regala due gioie in un colpo solo alla Juventus. La prima: un successo tondo (3-0) che permette alla squadra di Max Allegri di avvicinare la finale. La seconda, forse ancora più importante: la Juve ritrova Alvaro Morata in versione bomber, 115 giorni dopo l’ultima rete in campionato (era il 4 ottobre in campionato con il Bologna). Morata non si accontenta e firma una doppietta che stende l’Inter: rigore calciato alla perfezione e gol di potenza nel secondo tempo da autentico attaccante di razza. C’è anche gloria per il solito Paulo Dybala, alla rete numero 15 in partite ufficiali: l’argentino è implacabile, anche entrando a partita in corso per il quarto d’ora finale.

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GRAZIE RAGAZZI!!!

Sto davvero portando tanta fortuna alla mia Juve adorata, ieri sera ho messo la maglia di Alvaro Morata, me lo sentivo che avrebbe segnato e così è stato.

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SONO FELICISSIMA..

Quando la Juve vince il mio cuore scoppia di gioia!

Sono emozioni bellissime e fortissime!

I migliori sono stati sicuramente Cuadrado, Morata e Dybala.

E’ davvero impressionante Paulo, un fenomeno puro.

Mi sono divertita a fare dei collage:

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Sono importanti tutte le partite per me, ma questa è quella che sento di più visto che ho il papà interista. Per tutti è il “Derby d’Italia” , per me è il “Derby in casa”. Vincerlo e vedere il muso di papà non ha prezzo! Una grandissima soddisfazione!

AVANTI COSI’ RAGAZZI!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

 

 

 

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Postato il

27 Gennaio 2016

Giorno della memoria: 27 gennaio 1945

Settantuno anni dopo..il dovere di ricordare Il giorno della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, data simbolo della Shoah e dell’orrore da non dimenticare! Ricordare. Ricordare. Ricordare. Non arrendersi all’oblìo. Al potere anestetizzante degli anni che passano. A settantuno anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, dove tra il 1942 e il 1945 trovarono la morte circa un milione e mezzo di esseri umani: uomini, donne, bambini, per il novanta per cento ebrei (ma non dobbiamo dimenticare le migliaia di vittime tra gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici), rimane attuale l’imperativo di Primo Levi, il grande scrittore torinese morto suicida nel 1986, lui che era sfuggito alla morte sopravvivendo proprio ad Auschwitz. Ecco dunque che il 27 gennaio, l’Italia intera ricorderà celebrando con manifestazioni, mostre, letture, il Giorno della Memoria, il Giorno della Shoah.

“Shoah”, in ebraico, significa “distruzione”, letteralmente “catastrofe”. Ed è un termine preferito a Olocausto (utilizzato per primo, poco dopo la fine della guerra, da Elie Wiesel, altro grande testimone dell’immane tragedia). Indica il genocidio di un popolo: sei milioni di ebrei (un milione e mezzo i bambini) trucidati dai nazisti solo perché tali. Una catastrofe che oggi l’Europa, il mondo intero, ricordano perché “non accada mai più”.

IL TESTIMONE – Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace, autore di libri come “La notte” e tanti altri, ha spiegato perché il dovere del ricordo non lo ha mai abbandonato. Ha chiarito il senso di un giorno dedicato a una tragedia ormai lontana. “Per me e per altri come me testimoniare gli orrori di cui siamo stati vittime durante l’Olocausto è un dovere nei confronti dei nostri figli”, ha detto Wiesel invitando il mondo a combattere l’indifferenza “che aiuta sempre l’aggressore”. Il premio Nobel, il primo scampato allo sterminio a parlare davanti all’Assemblea dell’Onu, ha concluso il suo intervento con una domanda: “Il mondo imparerà mai?”.

Perchè si celebra il 27 gennaio la Giornata della Memoria 2016?

La data del 27 gennaio non è certo casuale, e il Giorno della Memoria si celebra da 16 anni in Italia il 27 gennaio, perchè nel 1945 proprio in quel giorno le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Da quel giorno per la prima volta, varcata la scritta d’ingresso  “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) si venne a conoscenza di quanto era accaduto e del dramma di quello sterminio.

Auschwitz è il nome tedesco di una piccola cittadina a sud della Polonia ( Oswiecin) dove a partire dalla metà del 1940 iniziò a funzionare il più grande campo di sterminio nazista. Qui vi erano campi di lavoro, le camere a Gas e i forni crematori dove venne compiuto un massacro che resterà per sempre nella storia. Solo ad Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

Girando tra i siti su internet ho trovato molto interessante questo e ve lo ripropongo:

10 cose che forse non sai sulla Shoah (per esempio gli Stati che respinsero gli ebrei in fuga)

Nel 2015 visite da record nei campi di Auschwitz
AuschwitzIl 2015 ha registrato il record assoluto di visite ad Auschwitz-Birkenau. Oltre 1 milione e 720mila persone da tutto il mondo hanno voluto vedere con i propri occhi i due più grandi campi di concentramento e sterminio costruiti dai nazisti, fuori dalla cittadina polacca di Oświęcim (storpiata dai nazisti in Auschwitz), 60 chilometri a ovest di Cracovia. Rispetto al passato, sono aumentati i turisti tedeschi (+24%), irlandesi (+57%) e ungheresi (+56%), ma anche quelli cinesi (+32%), nord e sudamericani (rispettivamente +39% e +51%). Gli italiani sono al 5° posto per numero di presenze, preceduti, nell’ordine, da polacchi, inglesi, statunitensi e tedeschi.

Hitler non vide mai un lager
Versione storica del libro Mein Kampf di HitlerHitler non ha mai visitato un campo di concentramento, neppure quelli di sterminio. Al contrario di Heinrich Himmler, capo delle SS, che dirigeva il sistema dei campi. Il motivo? Il Führer non voleva essere coinvolto pubblicamente nell’esecuzione dell’Olocausto. E’ questa l’ipotesi più plausibile secondo molti storici, tra cui Ian Kershaw, professore all’Università di Sheffield. Ciò spiegherebbe anche perché non si trovano ordini firmati a riguardo da lui.

Treblinka, 900mila persone uccise da 150 soldati
TreblinkaQuasi 900mila ebrei e 2mila rom sono stati uccisi nel campo di sterminio di Treblinka, in Polonia, da non più di 150 individui. A gestire Treblinka, infatti, c’erano soltanto una ventina di SS e un centinaio di guardiani, da loro addestrati, provenienti dalla Germania e dall’Europa dell’est. Tra loro, anche ex prigionieri di guerra sovietici. Il 2 agosto 1943 gli internati riuscirono a ribellarsi. La rivolta, ben pianificata, fu portata avanti da più di 700 ebrei, che riuscirono a impadronirsi di alcune armi e ad appiccare un incendio al lager. Ma le SS erano armate di mitragliatrici e, chiamati i rinforzi, repressero tutto nel sangue.

Il doc segreto di Hitchcock sui lager
HitchcockAlfred Hitchcock
nel 1945 ha diretto un documentario sull’Olocausto rimasto segreto fino al 1985. Prodotto da Sidney Bernstein su ordine del Comando Supremo delle Potenze Alleate in Europa, fu girato da cineoperatori inglesi al seguito dell’esercito, in dieci campi di concentramento, inclusi Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen e Mauthausen. Successivamente fu montato da Hitchcock. La pellicola avrebbe dovuto inchiodare la Germania alle sue responsabilità, ma il vento della Realpolitik iniziò presto a soffiare e, per mantenere i rinati equilibri tra vincitori e sconfitti, si accantonò il documentario, considerato troppo crudo: mostrava montagne di cadaveri scheletrici, cumuli di capelli, di occhiali, valigie e giocattoli. Nel 1985 la pellicola fu rinvenuta negli archivi di Stato britannici e si è dovuto aspettare altri vent’anni, fino al 2014, perché l’antropologo André Singer mettesse le mani sul materiale e lo portasse finalmente alla luce nel suo documentario Night will fall (Perché non scenda la notte).

Quando l’Occidente rifiutava i rifugiati (ebrei)
St LouisUsa
, Canada, Gran Bretagna e altri Paesi avrebbero potuto accogliere i rifugiati ebrei già alla fine degli anni Trenta, ma si rifiutarono. Nel 1938, alla conferenza sui rifugiati ebrei che si tenne a Evian-les-Bains, in Francia, parteciparono 32 Paesi. Nessuno, tranne la Repubblica Dominicana e la Bolivia, rivide le proprie quote d’immigrazione. Una colpa grave, accusa oggi il Centro Simon Wiesenthal, organizzazione ebraica internazionale per i diritti umani. Non solo: nel 1939, 900 ebrei, tra cui molti bambini, salparono da Amburgo sul transatlantico di lusso St Louis alla volta di Cuba, sperando di raggiungere così gli Stati Uniti. Giunti all’Havana, furono rispediti in Europa. Almeno 250 di loro sono morti nell’Olocausto.

L’azienza che produce lo Zyklon B esiste ancora
AuschwitzL’azienda che forniva lo Zyklon B, il famigerato acido cianidrico usato nelle camere a gas, produce ancora pesticidi. L’agente tossico usato dai nazisti era nato (anni prima della realizzazione dei lager) come antiparassitario grazie alle intuizioni del chimico Premio Nobel Fritz Haber, che, ironia della sorte, era ebreo e fu perseguitato dal regime nazista. Morì nel 1934, prima di sapere che la Degesch, azienda chimica di cui fu il primo direttore, avrebbe prodotto lo Zyklon B da usare sulle persone ad Auschwitz. A detenere il brevetto e ad arricchirsi fu la Farben, colosso della chimica che fino alla fine della guerra riunirà, tra le altre aziende, la Bayer e l’attuale Agfa.

I vendicatori che volevano avvelenare 6 milioni di tedeschi
AvengersI Nokmim erano un gruppo di “vendicatori ebrei” (noti appunto come Jews Avengers) che dopo la seconda guerra mondiale volevano avvelenare l’acqua e uccidere 6 milioni di tedeschi. Tante quanto erano state le vittime della Shoah. Non sopportavano che nel 1949 soltanto 300 nazisti fossero dietro le sbarre. Secondo Michael Elkins, ex corrispondente da Gerusalemme per la Bbc e autore di un libro su di loro, Forged in Fury, agli Avengers sarebbero da attribuire le morti sospette di diversi ex nazisti, trovati impiccati, strangolati, investiti o con del cherosene nel sangue. Spagna, Canada, America del Sud: per decenni gli Avengers avrebbero messo in atto esecuzioni in tutto il mondo, come quella di Aleksander Laak, ex responsabile di un campo di concentramento in Estonia, trovato impiccato a Winnipeg nel 1960. A Norimberga, in un centro di detenzione per ex SS, avvelenarono 1900 prigionieri mettendo l’arsenico nelle loro pagnotte. Morirono in centinaia. Il piano estremo – avvelenare gli acquedotti di 5 città tedesche – non andò mai in porto, perché furono arrestati dalla polizia inglese.

L’ufficiale che catturò Anne Frank
Anne FrankKarl Silberbauer
, l’ufficiale SS che catturò Anne Frank e la sua famiglia, dopo la guerra fu arruolato nei servizi segreti della Germania dell’Ovest. Non fu l’unico tra gli ex nazisti a ripulirsi il curriculum, ma la sua seconda vita sicuramente non è andata giù a quanti hanno letto il diario della ragazzina ebrea tedesca catturata ad Amsterdam con la famiglia e morta nel campo di Bergen Belsen, divenendo, dopo la pubblicazione del suo diario ad opera del padre Otto, sopravvissuto, un simbolo mondiale della Shoah. Più tardi negli anni Silberbauer comprò il libro per vedere se era citato (ma non lo era).

L’SS che salvò l’ebrea: “L’amore mi cambiò”
Helena CitronovaAd Auschwitz l’SS Franz Wunsch, uno dei supervisori del campo, si innamorò della prigioniera ebrea slovacca Helena Citronova e fece di tutto per salvarla. All’ultimo riuscì ad evitarle la camera a gas e lo stesso fece quando arrivò sua sorella Roinka, di cui però non poté salvare i bambini. Si dichiarò a Helena facendole avere dei biscotti e un biglietto, con su scritto “Mi sono innamorato di te”. Inizialmente lei non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi, lo odiava, ma col tempo riuscì ad affezionarsi. La storia, dopo la liberazione, non proseguì. Ma sia Helena che Roinka testimoniarono a favore di Wunsch. “L’amore per Helena mi cambiò, diventai un’altra persona grazie a lei” disse lui anni dopo.

L’imam che salvò centinaia di ebrei
Grande MoscheaLa Moschea di Parigi aiutò gli ebrei a scappare dai nazisti dando loro delle identità musulmane. Si Kaddour Benghabrit, a capo della Grande Moschea, dette rifugio e documenti con identità musulmane ad alcuni ebrei perseguitati, salvandoli dalla deportazione. Secondo Albert Assouline, ebreo arabo scappato da un campo di concentramento, furono circa 1700 gli ebrei che trovarono aiuto nella Moschea parigina. Secondo altre fonti, furono di meno, ma il fatto non cambia. Stessi episodi di solidarietà sono avvenuti in Polonia, dove molte famiglie cattoliche hanno accolto bambini ebrei cambiando loro il nome.

Se questo è un uomo di Primo Levi:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Auschwitz

IMPOSSIBILE DIMENTICARE!

11 VITTORIE CONSECUTIVE IN CAMPIONATO..AVANTI COSI’!

Postato il

24 Gennaio 2016

Ventunesima giornata di Campionato di Serie A Tim 2015/2016:

Juventus-Roma: 1-0

La Juventus batte la Roma per 1-0, grazie una rete del fenomeno Paulo Dybala. Grazie al goal dell’argentino, arrivata al 77′ su assist di Paul Pogba, la squadra di Massimiliano Allegri centra l’undicesima vittoria di fila in questo campionato, restando a -2 dalla capolista Napoli.

Nel primo tempo, al 10′, il primo tiro in porta è della Juventus. A palla lontana, De Rossi rifila un pestone a Mandzukic: ammonizione per il giallorosso e punizione dal limite, che Dybala calcia centralmente fra le braccia di Szczesny. Il ruvido duello  De Rossi-Mandzukic sarà uno dei temi della partita. Al 16′, dopo un avvio targato Juve, arriva la prima conclusione in porta della Roma: Florenzi dalla distanza impegna Buffon alla presa. Al 37′, occasione ancora per Florenzi, che da buona posizione calcia malissimo a lato, ignorando fra l’altro Nainggolan libero a centro area. La prima frazione di gioco si chiude con la seconda conclusione di Dybala fra i pali della porta della Roma: anche questa volta Szczesny para senza difficoltà il sinistro a giro dell’argentino.

La ripresa inizia sulla falsariga del primo tempo: gara nervosa, ritmi lenti, poche e emozioni. Il primo tiro porta la firma di Nainggolan, al 64′: un sinistro deviato in angolo dalla difesa bianconera. Pochi minuti dopo è il neoentrato Cuadrado a costringere il portiere della Roma alla parata a terra con un destro rasoterra da fuori area. E al 69′  occasione per Evra, che da buonissima posizione spara un fortissimo sinistro sul quale Szczesny si immola, respingendo con l’addome. Poi ci prova Pogba, al 76′, a calciare verso i pali giallorossi, ma il destro da fuori area termina a lato. Passa un minuto e arriva il vantaggio della Juventus: assist di Pogba, controllo e tiro di sinistro in diagonale di Dybala, con Szczesny battuto. Poi, nel finale di gara, sono da registrare una conclusione telefonata di Evra, parata agevolmente dall’estremo difensore della Roma, e una punizione di Pjanic che, deviata dalla barriera juventina, termina di pochissimo sopra la trasversa della porta difesa da Buffon.

Le formazioni ufficiali:

JUVENTUS: Buffon, Barzagli, Bonucci, Chiellini, Lichtsteiner, Khedira, Marchisio, Pogba, Evra, Mandzukic, Dybala.
ROMA: Szczesny, Florenzi, Rudiger, Manolas, Digne, Nainggolan, Vainquer, De Rossi, Pjanic, Dzeko, Salah.

 

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24-01-16 JUVENTUS-ROMA CAMPIONATO SERIE A TIM 2015-16

24-01-2015 JUVENTUS - CAMPIONATO SERIE A TIM 2015 2016 JUVENTUS ROMA
24-01-2015 JUVENTUS – CAMPIONATO SERIE A TIM 2015 2016 JUVENTUS ROMA edin dzeko e leonardo bonucci

24-01-2015 JUVENTUS - CAMPIONATO SERIE A TIM 2015 2016 JUVENTUS ROMA

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Juventus - Roma

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Juventus - Roma

 

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NULLA DA DIRE..SOLO: GRAZIE RAGAZZI!

NON MOLLIAMO MAI..AVANTI TUTTA!

Sono follemente innamorata di Dybala e del suo grandissimo talento..un vero FENOMENO..Sono orgogliosa di averti in squadra!

VI AMO RAGAZZI!

Dobbiamo fermare questo Napoli maledetto..ma ce la faremo!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

E..SEMIFINALE SIA! JUVE SEI GRANDE!

Postato il

20 Gennaio 2016

Quarti di finale di Coppa Italia :

Lazio – Juventus: 0-1

La Juventus continua il suo momento d’oro e conquista l’accesso alle semifinali di Coppa Italia, dove sfiderà l’Inter. All’Olimpico finisce 1-0, grazie a un gol dell’ex, Stephan Lichtsteiner, a metà secondo tempo. Prima frazione equilibrata, con la Juventus che ha qualche occasione in più ma manca della cattiveria giusta per portarsi in vantaggio, soprattutto con Pogba. Nel secondo la squadra di Allegri cresce, specialmente con Zaza che però in due occasioni non riesce a battere Berisha. Al 66′ poi la svolta: ancora Zaza calcia sul palo, sulla respinta Lichtsteiner tira debolmente, la palla supera di poco la linea, ma la goal-line technology conferma la rete dello svizzero. Nel finale la Lazio prova a pareggiare, ma non impensierisce mai Neto e i bianconeri sfiorano diverse volte il 2-0, ancora con Zaza prima e con Dybala poi.

Oltre al danno si aggiunge la beffa dell’infortunio di Biglia, che deve uscire dal campo, a pochi minuti dalla fine della partita, con il timore di un lungo stop. Dopo cinque minuti di recupero Damato fischia tre volte e sancisce la qualificazione bianconera: in semifinale sarà Juventus-Inter. La vincente affronterà Milan o l’Alessandria.

Juventus inarrestabile è tornata davvero a far paura!

LAZIO-JUVENTUS 0-1

FORMAZIONI UFFICIALI:

LAZIO (4-3-3): Berisha; Konko (73′ Felipe Anderson), Biśevac, Mauricio (62′ Hoedt), Radu; Milinkovic, Biglia, Lulic; Candreva, Klose (83′ Matri), Keita. All. Stefano Pioli

JUVENTUS (3-5-2): Neto; Caceres, Bonucci, Chiellini; Lichtsteiner (80′ Cuadrado), Sturaro, Marchisio, Pogba, Alex Sandro; Zaza (90′ Dybala), Morata (76′ Mandzukic). All. Massimiliano Allegri

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Non una grandissima partita, ma l’unica cosa che contava era vincere e abbiamo vinto!

ANCORA UNA VOLTA: GRAZIE RAGAZZI! SONO FIERA DELLA MIA JUVE!

Adesso asfaltiamo gli interistacci, FORZA RAGAZZI!

Domenica contro la Roma dobbiamo assolutamente Vincere!

La strada è ancora lunga, ma NOI NON MOLLIAMO MAI!

UNITI E COMPATTI CE LA POSSIAMO FARE!

IO CREDO IN VOI COME SEMPRE…DAI RAGAZZI!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

AUGURI CLAUDIO MARCHISIO!

Postato il Aggiornato il

IL 19 GENNAIO DEL 1986 NASCEVA  A TORINO IL MIO ADORATO PRINCIPINO..

CLAUDIO MARCHISIO.

TUTTE LE COSE CHE PENSO SU DI LUI LE TENGO PER ME..

Posso solo dirvi che per me è importantissimo, lo seguo da quasi 10 anni.

Uno juventino vero che sta diventando sempre di più una bandiera.

In bianconero ha collezionato 326 gare e 35 gol.

Un esempio di stile e umiltà per tutti.

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Entrato nel settore giovanile della Juventus a soli sette anni, percorre tutta la trafila delle formazioni minori bianconere, fino ad arrivare alla Primavera, con la quale vince diversi trofei, tra cui il Torneo di Viareggio del 2005. Convocato spesso da Fabio Capello in prima squadra nella stagione 2005/2006, non ha – però – l’occasione di scendere in campo.

La stagione 2006/2007 è, per la Juventus, quella della serie B, arrivata dopo le penalizzazioni dovute allo scandalo Calciopoli. Marchisio entra a far parte in pianta stabile della prima squadra, grazie alla fiducia concessagli dal tecnico francese Didier Deschamps, e debutta il 29 ottobre 2006: Juventus-Frosinone è la sua prima partita tra i professionisti, mentre tre giorni dopo arriva già la sua prima gara da titolare, contro il Brescia.

Conquistando sempre di più il sostegno di Deschamps, che lo schiera a centrocampo con crescente continuità, Claudio contribuisce alla promozione dei bianconeri, disputando ben venticinque partite in campionato. Nel luglio del 2007 il mediano piemontese viene mandato in prestito all’Empoli per farsi le ossa, insieme con l’ex compagno di Primavera Sebastian Giovinco.

L’esordio in serie A avviene il 26 agosto 2007, contro la Fiorentina. Il 20 settembre dello stesso anno, invece, Claudio Marchisio debutta in Coppa Uefa, contro lo Zurigo, in quello che rappresenta anche l’esordio europeo per il club toscano. La stagione empolese si conclude con ventisei presenze in serie A e due presenze in Coppa Uefa: la squadra, però, retrocede in serie B.

Marchisio viene, quindi, richiamato dalla Juve nell’estate del 2008: con i bianconeri scende in campo nel terzo turno preliminare di Champions League del 26 agosto contro l’Artmedia di Bratislava.

Apprezzato sempre di più dai compagni e dalla critica, inizia anche un fruttuoso rapporto con il gol: la prima rete in serie A è del 24 gennaio del 2009, e consente alla Juve di battere la Fiorentina. Dopo aver prolungato il contratto fino al 2014, Marchisio segna ancora contro il Napoli, e viene inserito dal sito “uefa.com” tra i migliori giovani della Champions League. Sulla stessa linea d’onda il “Times” lo inserisce tra i migliori dieci astri nascenti del football internazionale. La stagione 2008/2009 si conclude con sei presenze in Champions e ventiquattro in campionato, e lascia intravedere spiragli più che positivi per il futuro.

Un’operazione al menisco, tuttavia, nell’autunno del 2009 complica i piani: Marchisio rimane fermo un mese e mezzo, ma si fa trovare pronto una volta tornato in campo, contro il Bordeaux in Champions. Da ricordare è la sera dell’11 marzo 2010, quando a soli ventiquattro anni per la prima volta indossa la fascia di capitano nella gara di Europa League contro il Fulham.

La terza stagione juventina porta il sigillo di tre reti segnate in trentacinque gare disputate, e lascia spazio ai Mondiali sudafricani. L’esperienza con gli azzurri di Marcello Lippi, tuttavia, risulta fallimentare, e la Nazionale viene eliminata subito, senza raggiungere nemmeno gli ottavi di finale.

Si torna, quindi, al campionato, con Luigi Del Neri sulla panchina bianconera. Tra le date da ricordare, il 19 settembre 2010, giorno della centesima presenza in bianconero, e il 30 gennaio 2011, quando Claudio si rende protagonista di una rete in rovesciata contro l’Udinese ancora oggi ricordata con entusiasmo dai tifosi. La stagione, tuttavia, lascia l’amaro in bocca, e rappresenta una magra consolazione la fascia di capitano indossata per la prima volta dal primo minuto il 3 aprile contro la Roma. Nonostante la delusione per la conclusione del campionato, con la Juve che rimane completamente fuori dall’Europa, Marchisio rinnova il contratto fino al 2016, a due milioni e mezzo di euro a stagione.

Nell’estate del 2011 sulla panchina bianconera arriva Antonio Conte. Le cose sono cambiate, e non solo perché c’è un nuovo stadio da onorare: il debutto casalingo contro il Parma porta anche la firma di Marchisio, autore della rete del quattro a zero. Poche settimane dopo, il giocatore mette a segno la prima doppietta in carriera, contro il Milan: ma il vizio della rete contro le big si palesa anche il 29 ottobre, quando il centrocampista torinese realizza la rete del due a uno – decisiva per la vittoria finale – contro l’Inter.

La Juventus, quindi, vince il campionato grazie anche alle reti di Marchisio (ben nove in campionato, cui bisogna aggiungerne una in Coppa Italia), che si conquista con pieno merito la convocazione di Cesare Prandelli in Nazionale per gli Europei di Polonia e Ucraina.

Il rapporto tra Marchisio e la maglia azzurra, in realtà, è sempre stato positivo, sin dall’esordio con l’Under 21 di Gigi Casiraghi, andato in scena il 1 giugno 2007. Claudio è uno degli uomini di punta della rappresentativa giovanile, con la quale partecipa anche alle Olimpiadi di Pechino 2008: la rassegna a cinque cerchi, però, per lui si conclude prematuramente, a causa di un infortunio muscolare che lo mette ko dopo il secondo match del girone.

Un’altra assenza, questa volta per squalifica, gli impedisce di prendere parte alla semifinale dell’Europeo Under 21 del 2009 disputato in Svezia, quando gli azzurri vengono eliminati dalla Germania. Poco male, però, perché poche settimane più tardi il biondo centrocampista viene chiamato da Marcello Lippi nella Nazionale maggiore. L’esordio va in scena durante l’amichevole Svizzera-Italia del 12 agosto. Dopo la già citata esperienza degli sfortunati Mondiali sudafricani, Marchisio contribuisce alla qualificazione a Euro 2012 mettendo a segno il primo gol azzurro contro la Serbia, il 7 ottobre 2011.

Diventato titolare nella gestione del CT Cesare Prandelli, prende parte all’Europeo 2012. Esordisce a Danzica il 10 giugno nella partita pareggiata 1-1 contro la Spagna. Il Castrol EDGE Index dell’UEFA, che monitora a livello statistico le prestazioni dei giocatori dell’Europeo, gli assegna il maggior punteggio della partita (9,15); il centrocampista italiano primeggia (9,26) anche nella successiva gara pareggiata dagli Azzurri 1-1 contro la Croazia. La Nazionale Italiana riesce ad arrivare in finale dopo aver battuto la Germania ma il 1º luglio perde 4-0 contro la Spagna la finale di Kiev. Insieme ad Andrea Pirlo e a Gianluigi Buffon, è sempre stato titolare senza mai venire sostituito.

Il 16 maggio 2013 viene inserito da Prandelli in una lista di 31 giocatori da cui uscirà la rosa per la Confederations Cup, venendo confermato in essa nella lista ufficiale consegnata il 3 giugno. Il 19 giugno, nella seconda partita del torneo, serve l’assist per il gol di Giovinco nella vittoria per 4-3 sul Giappone, che permette agli azzurri di vincere la partita.

Viene convocato per partecipare al Mondiale 2014 in Brasile. Il 14 giugno 2014, nella gara d’esordio dell’Italia contro l’Inghilterra, segna la prima rete azzurra del torneo sbloccando il risultato (la partita finirà poi 2-1 per gli italiani).  L’Italia viene eliminata nella fase a gironi, dopo la sconfitta contro l’Uruguay nella quale proprio Marchisio viene espulso per un fallo su Egidio Arévalo, alimentando numerose polemiche.

Dopo il mondiale sudamericano è confermato nel giro azzurro dal nuovo CT Antonio Conte, esordendo il 10 ottobre 2014 nelle qualificazioni al campionato europeo di calcio 2016 contro l’Azerbaigian.

Tornando alla Juventus:

La stagione 2012-2013 inizia con la vittoria della Supercoppa italiana, la prima per il centrocampista, grazie 4-2 sul Napoli dell’11 agosto allo allo Stadio Nazionale di Pechino Gioca da titolare la partita del ritorno in Champions League della Juventus, contro il Chelsea allo Stamford Bridge, dove fornisce l’assist del 2-2 finale a Fabio Quagliarella. Il 7 ottobre realizza la sua prima rete stagionale nella vittoria esterna di campionato per 2-1 in casa del Siena. Il 7 novembre realizza la sua prima rete in Champions nella sfida contro il Nordsjælland, su assist di Mauricio Isla (4-0). Il 1º dicembre successivo mette a segno una doppietta nel derby della Mole; la prima rete è su assist di Sebastian Giovinco, mentre la seconda, che firma il 3-0 finale, avviene su passaggio di Mirko Vučinić.  È poi protagonista il 13 febbraio 2013, nella gara d’andata degli ottavi di Champions contro il Celtic, realizzando la rete del 2-0 e servendo l’assist per il terzo gol a Vučinić. Il 5 maggio seguente, grazie alla vittoria casalinga per 1-0 sul Palermo, vince con tre giornate d’anticipo il secondo scudetto consecutivo.

Il 18 agosto 2013, al primo incontro ufficiale dell’annata 2013-2014, s’infortuna nel corso della finale di Supercoppa italiana contro la Lazio: la lesione al legamento del ginocchio destro lo costringe a saltare l’inizio di stagione. Una volta ristabilitosi, incontra difficoltà nel ritrovare un posto da titolare in squadra – anche a fronte della crescita esponenziale mostrata dal giovane compagno di reparto Paul Pogba, che già nella seconda parte del precedente torneo aveva iniziato a togliere spazio (e presenze) al centrocampista italiano. Col nuovo anno, sfruttando i vari impegni della Juventus tra campionato e coppe, torna ad avere un buon minutaggio in maglia bianconera, facendo di necessità virtù e ben comportandosi anche in ruoli differenti da quelli ricoperti fin qui in carriera, come trequartista dietro alle punte o regista basso davanti alla difesa. Il 12 gennaio 2014 segna il suo primo gol stagionale a Cagliari, siglando il vantaggio bianconero nella sfida poi vinta 4-1 dal club torinese. Il 4 maggio 2014, grazie alla vittoria del Catania sulla Roma, arriva la conquista del terzo scudetto consecutivo per Marchisio.

Realizza il primo gol dell’annata 2014-2015 il 13 settembre, nella partita casalinga contro l’Udinese, chiudendo le marcature nella vittoria per 2-0. Nel frattempo il 15 febbraio 2015, nella sfida tra Cesena e Juventus terminata 2-2, festeggia con un gol il traguardo delle 200 presenze in Serie A con la maglia bianconera. Il 2 maggio seguente, dopo la vittoria 1-0 sul campo della Sampdoria, con quattro giornate d’anticipo vince il suo quarto scudetto di fila con la Juventus. In seguito, il 16 dello stesso mese sigla il momentaneo pareggio nella vittoriosa trasferta contro l’Inter, partita nella quale, complici le assenze di Buffon e Chiellini, è il capitano. Quattro giorni più tardi, pur non potendo prendere parte causa squalifica alla vittoriosa finale sulla Lazio, mette in bacheca anche la sua prima Coppa Italia.Gioca inoltre la sua prima finale di Champions League, persa 1-3 contro il Barcellona.

Ritenuto uno dei migliori centrocampisti della scena europea, Marchisio, soprannominato “Principino” dai compagni, è sposato con Roberta, che gli ha dato due figli: Davide, nato nel 2009, e Leonardo, nato nel 2012.

Dotato di forza fisica e di un ottimo tiro da fuori, è ritenuto l’erede di Marco Tardelli, rispetto al quale, però, ha una tecnica perfino migliore. La sua capacità di inserimento e di segnare, invece, richiama quella di Antonio Conte: incursore rapido e preciso, Marchisio è un giocatore duttile e versatile, che sa abbinare dribbling e resistenza fisica.

Continuando a lavorare a testa bassa e con umiltà, non prendendo in considerazione le proposte di altri team, ma soprattutto dimostrando che sei una delle ultime bandiere in un calcio di mercenari che sempre più spesso pensano solo ai soldi.

Tanti auguri Principino!

30 anni sono un traguardo importante..Ti auguro tutta la felicità del mondo e tante altre vittorie!

FIERA DI TE CAMPIONE!

TI ADORO..

CALATO IL POKER E 10 VITTORIE CONSECUTIVE

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17 Gennaio 2016

Ventesima giornata di Campionato di Serie A Tim  2015/2016:

Udinese-Juventus: 0-4

Juve inarrestabile. I bianconeri si impongono al nuovo stadio Friuli, la Dacia Arena, per 4-0 sull’Udinese e conquistano così la decima vittoria consecutiva che li fa volare al secondo posto solitario in classifica a meno due dalla capolista Napoli. Grande prova di forza per i bianconeri, che archiviano il match nel primo tempo: a segno due volte Dybala (punizione al 15′ e rigore al 26′), Khedira al 18′ e Alex Sandro al 42′. A quota 42 punti, la Juve stacca l’Inter e rimane da sola al secondo posto.

Juventus 10 e lode.  Come spesso accade di recente è stato un Dybala-show. L’argentino apre le danze con una punizione delle sue. Quindi serve l’assist per lo 0-2 di Khedira. Quando Manduzkic si procura un rigore con la conseguente espulsione di Danilo, sempre lui, Paulo, spiazza Karnezis dagli 11 metri. Infine c’è gloria anche per Alex Sandro che cala il poker. E tutto questo nel primo tempo. La ripresa è stata pura accademia per un match virtualmente già chiuso da tempo.

La nuova Juve adesso gira davvero a pieno regime, con gerarchie chiare, le garanzie del vecchio 3-5-2 e un Dybala in più nel motore. Ovvero l’uomo che può risolvere una partita in qualsiasi momento.

A cinque mesi dalla sconfitta dello Stadium contro i friulani, la Vecchia Signora è un’altra squadra. Dietro la difesa a tre ormai è una sicurezza e lentamente anche Rugani sta guadagnando spazio. In mezzo al campo Marchisio, Khedira e Alex Sandro sono gli uomini in più: ordine, esperienza e qualità. Davanti Dybala è il crac bianconero, con Mandzukic che ha superato tutte le altre punte nelle gerarchie di Allegri. Il risultato è un mix perfetto di cattiveria e classe. Davanti al quale nella splendida cornice della Dacia Arena l’Udinese non può fare molto. Se non ammirare i gioielli bianconeri e applaudirli alla fine del match.

Per la prima del ritorno Allegri mischia un po’ le carte. In mediana riposa Pogba, dentro Asamoah. Dietro, al posto dell’infortunato Barzagli, bis di Rugani. Accanto a Dybala, in attacco c’è Mandzukic. Ancora panchina invece per Cuadrado e Morata. Stesso modulo per Colantuono, che piazza Widmer ed Edenilson sugli esterni con Di Natale spalla di Thereau.

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Udinese (3-5-2): Karnezis, Wague(10′ st Heurtaux), Danilo, Felipe, Widmer, Badu, Lodi, Iturra, Edenilson, Di Natale  (14′ st Zapata), Thereau (25′ st Bruno Fernandes).
A disp.: Meret, Romo, Piris, Adnan, Guilherme, Marquinho, Kone, Aguirre, Perica. All.: Colantuono
Juventus (3-5-2): Buffon, Rugani, Bonucci, Chiellini (13′ st Caceres), Lichtsteiner  (35′ st Padoin), Khedira, Marchisio, Asamoah, Alex Sandro, Mandzukic, Dybala (21′ st Morata).
A disp.: Neto, Audero, Evra, Sturaro,Pogba, Hernanes, Cuadrado, Zaza. All.: Allegri

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Vi amo ragazzi!

AVANTI COSI’!

GRAZIE DAVVERO..CI STATE REGALANDO GIOIE IMMENSE!

HO SEMPRE CREDUTO IN VOI E SEMPRE LO FARO’…

SIETE GRANDIOSI

NON CI FA PAURA NESSUNO PERCHE’ SAPPIAMO DI ESSERE I PIU’ FORTI..

“PORTACI DOVE VUOIIII…VERSO LE TUE CONQUISTEEEE”

STORIA DI UN GRANDE AMORE!

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FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!