EZIO BOSSO..MAESTRO DI MUSICA E DI VITA!

Postato il Aggiornato il

11 Febbraio 2016

Colgo l’occasione di averlo visto ieri sera al Festival di Sanremo per presentarvi una persona che ammiro tantissimo:Ezio Bosso.

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Questo uomo ieri sera ha incantato Sanremo con la sua musica, ma non solo, con la sua semplicità, la sua forza d’animo, il suo sorriso che va oltre la malattia, le sue bellissime parole, poche, ma piene di significato. Mi ha fatto piangere e riflettere tanto, mi sono persa tra le sue note. Ha dato una lezione di vita, è un esempio per tutti. Posso solo ringraziarlo. Ho pensato a tante cose tra le quali che ogni giorno persone che hanno tutto si lamentano in continuazione di cose stupide, di frivolezze e chi invece ha malattie gravi o problemi seri è pieno di voglia di vivere..di forza di volontà e soprattutto sorride sempre. La salute è la cosa più importante.

Grazie a lui la frase che dico sempre: “LA MUSICA E’ VITA, SENZA NON POTREI VIVERE” assume un significato ancora più forte.

Ezio Bosso è pianista, direttore d’orchestra di fama internazionale.  Ha 44 anni ed è torinese. Ha imparato a leggere lo spartito prima delle lettere, e a 4 anni già suonava. Da ragazzino per 3 anni è stato bassista degli Statuto, presto abbandonati per la musica classica.

A 16 anni il debutto come solista. Compositore, direttore (anche della London Symphony), ha firmato anche la colonna sonora di “Io non ho paura”, di Gabriele Salvatores. Nel 2011 ha dovuto sottoporsi ad un intervento al cervello, per l’asportazione di una neoplasia che lo ha precipitato, parole sue, in “una storia di buio”. Dopo l’intervento infatti è stato colpito da una malattia autoimmune. Aveva disimparato a parlare e a suonare, ha dovuto riapprendere tutto. Ma non si è fermato.

Solo nel 2015 ha inciso il primo disco “The 12th Room”, doppio cd per piano solo registrato con il pubblico in sala a Gualtieri (Reggio Emilia).

Cosa gli è successo. L’aveva raccontato tempo fa a La Stampa. “A un certo punto avevo perso tutto, il linguaggio, la musica: la ricordavo, ma non la capivo. Suonavo e piangevo, per mesi non sono riuscito a far nulla. La musica non faceva parte della mia vita, era lontana, non riuscivo ad afferrarla. Ho scoperto così che potevo farne a meno. E non è stato brutto. È stato diverso, è stata un’altra esperienza. Ho imparato che la musica è parte di me, ma non è me. Al massimo, io sono al servizio della musica”.

Gli inizi. Ezio è stato precoce. Grazie ad una prozia pianista ha cominciato lo studio della musica a quattro anni. Poi ha studiato a Vienna, sotto la guida di Streicher e Österreicher e Schölckner.

Dove ha suonato. Sia come solista, che come direttore o in formazioni da camera si è esibito nelle più importanti stagioni concertistiche internazionali. Per citarne alcuni: Royal Festival Hall, Southbank Center London, Sydney Opera House, Palacio de las Bellas Artes di Mexico city, Teatro Colon di Buenos Aires, Carnegie Hall NYC, Teatro Regio di Torino, Houston Symphony, Auditorium Parco della Musica Roma.
Col basso. Nel 1985 è entrato a far parte degli Statuto, con cui ha suonato per tre anni. Poi ha deciso di abbandonare la musica pop per la classica.

«La musica è la nostra vera terapia». Standing ovation e molte lacrime hanno accolto le parole e la musica del pianista e direttore d’orchestra Ezio Bosso sul palco dell’Ariston ieri sera. Entrato in scena su una sedia a rotelle, l’enfant prodige ha commosso l’Italia. «La musica è una magia, non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta, è una fortuna che condividiamo» ha detto prima di mettersi allo strumento e dar prova di una sorprendente tecnica pianistica.  

“La musica siamo noi. È una fortuna che condividiamo. Ci è arrivata e ce la cerchiamo. Mettiamo le mani ma ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare”

“Noi diciamo che perdere è brutto ma a volte perdere i pregiudizi, perdere le paure, perdere il dolore ci avvicina e ci fa seguire”

“La musica come la vita si può fare solo in un modo. Insieme”

“Noi uomini tendiamo a dare per scontato le cose belle”

I premi. Vincitore di importanti riconoscimenti, come il Green Room Award in Australia (unico non australiano a vincerlo) o il Syracuse NY Award in America, la sua musica viene richiesta nella danza dai più importanti coreografi come Christopher Wheeldon, Edwaard Lliang o Rafael Bonchela, nel teatro da registi come James Thierrèe e nel cinema ha collaborato con registi di fama internazionale tra cui Gabriele Salvatores.

Al cinema. Per Salvatores ha composto la famosa e innovativa colonna sonora per quartetto d’archi del film “Io non ho paura”. Ma anche per Quo Vadis baby? e per Il ragazzo Invisibile.

Il suo stile. Da anni è ormai considerato uno dei compositori e musicisti più influenti della sua generazione.
Ha compiuto un approfondito lavoro sugli strumenti ad arco, conosce diversi linguaggi musicali, e soprattutto la sua ricerca sul concetto di musica empatica sono riconosciuti da pubblico e critica in tutto il mondo.

Il suo primo disco. The 12th room/ 12 stanze è il titolo del suo primo album. Lo racconta così:

“Si dice che la vita sia composta da 12 stanze. 12 stanze in cui lasceremo qualcosa di noi che ci ricorderanno. 12 le stanze che ricorderemo quando saremo arrivati all’ultima. Nessuno può ricordare la prima stanza dove è stato, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. Stanza, significa fermarsi, ma significa anche affermarsi. Ho dovuto percorre stanze immaginarie, per necessità. Perché nella mia vita ho dei momenti in cui entro in una stanza che non mi è molto simpatica detto sinceramente.

E’ una stanza in cui mi ritrovo bloccato per lunghi periodi, una stanza che diventa buia, piccolissima eppure immensa e impossibile da percorrere. Nei periodi in cui sono lì ho dei momenti dove mi sembra che non ne uscirò mai.
Ma anche lei mi ha regalato qualcosa, mi ha incuriosito, mi ha ricordato la mia fortuna. Mi ha fatto giocare con lei. Si, perché la stanza è anche una poesia”.

Cosa farà ora. Il tour nei teatri italiani è in partenza. Il 27 febbraio a Collegno a Le Lavanderie a Vapore, l’8 aprile a Cagliari, il 12 Roma, il 19 a Firenze. Il primo aprile a Torino invece una lezione speciale alle persone affette da neurodiversità a Palazzo Barolo.

Un autentico ciclone si è abbattuto sul Festival di Sanremo 2016, di nome Ezio Bosso: ha fatto boom la sua ospitata con tanto di intervista e sonata di piano, per uno dei compositori e pianisti più famosi del mondo con un particolarità drammatica, la malattia Sla che si porta dietro. Dalla carrozzina alle parole che escono difficili dalla bocca, Bosso è stato ed è un trionfo di gioia che risulta davvero misteriosa pensando alla sua condizione: una felicità non ostentata e neanche forzata, ma una semplicità di testimonianza che ha colpito davvero tutti ieri sera, da Carlo Conti in giù. Per otto ore consecutive è stato trend topic su Twitter al primo posto, mentre il pubblico dell’Ariston ha accolto la sua Following a Bird con una standing ovation: share cresciuto di 10% durante il suo intervento e classifica di iTunes impazziti con il suo ultimo album, The 12th Room, diventato primissimo quasi all’istante. E poi ancora, ad aprile Bosso sarà nei teatri italiani proprio per presentare “un viaggio attraverso le 12 stanza della vita” e siamo certi che dopo l’emozione di ieri saranno stati in tanti a prenotare i biglietti esclusivi. La disabilità come abilità? Anche. La malattia che sconfigge tutto? Sì ma non solo. Colpisce in lui la semplicità e la letizia. Anche e soprattutto per questo, grazie davvero Ezio.

ECCO IL LINK DEL VIDEO DI EZIO BOSSO A SANREMO 2016 CON FOLLOWING A BIRD:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-306e05f7-a102-42fb-bf8b-dfeca642a88c-sanremo.html#p=0

Un maestro di musica, di vita, ma anche di auotironia. Ezio Bosso, dopo la sua emozionante performance di ieri sera a Sanremo, lascia di nuovo senza parole. Questa volta con una battuta su Twitter, in risposta a un cinguettio del blog satirico Spinoza, che ieri aveva definito “da coglione” la pettinatura del pianista, che è affetto da una malattia neurodegenerativa. “E’ davvero commuovente vedere come anche una persona con una grave disabilità possa avere una pettinatura da coglione”, recitava il tweet dissacrante. Geniale la risposta del compositore: “E’ perché cerco di pettinarmi da solo”

Con il suo talento, la sua musica, le sue parole e la sua simpatia aveva già conquistato ieri sera il popolo di Sanremo. Ora conquista anche la rete. E anche Spinoza si è dovuto arrendere: “Era già il nostro idolo prima ma ora ha vinto tutto”.

Bosso mi sta  particolarmente a cuore anche per il fatto che mio nonno Ezio oltre al suo stesso nome ha la sua stessa malattia (la Sla), ma lui è all’ultimo stadio. Vivendola ogni giorno vi posso assicurare che è una sofferenza atroce, non solo per il malato, ma anche per chi gli sta accanto e lo assiste.

Sapete cos’è la SLA?

La sclerosi laterale amiotrofica è una rara malattia neurodegenerativa che colpisce i motoneuroni, cellule cerebrali responsabili del controllo dei movimenti, e che porta alla progressiva paralisi della muscolatura volontaria. Oltre alla progressiva perdita di forza agli arti e della muscolatura della fonazione, deglutizione e respirazione, in alcuni casi può coinvolgere le funzioni cognitive fino alla demenza frontotemporale.

La malattia è conosciuta anche come Morbo di Lou Gehrig, dal nome del famoso giocatore americano di baseball che ne fu colpito, o come malattia di Charcot dal nome del neurologo francese che per primo la descrisse nel 1860. Nella maggior parte dei casi, oltre il 90 per cento, la malattia è sporadica e sulle sue cause non c’è ancora certezza nonostante negli ultimi anni siano stati compiuti numerosi studi e siano state avanzate molte ipotesi.

Non esistono trattamenti capaci di fornire un valido blocco alla degenerazione neuronale che, dai sintomi iniziali come atrofia muscolare, paralisi, spasticità, arriva fino alla compromissione delle funzioni vitali, tanto che la vita media di un paziente con SLA è tra i due e i cinque anni. E non ci sono cure. E l’unico farmaco autorizzato per il trattamento – il riluzolo – perde presto di efficacia man mano che la malattia progredisce.

Mi auguro che la tenacia e il carisma di Bosso portino a un rinnovato interesse verso la SLA che speriamo si traduca in un incremento della ricerca scientifica e dell’assistenza ai pazienti. Tuttavia, il suo rimane un manifesto d’amore per la cultura musicale, patrimonio che deve essere accudito, trasmesso e diffuso, anche su un palcoscenico, ad ogni costo.

LA MUSICA E’ LA NOSTRA SALVEZZA.

GRAZIE EZIO BOSSO!

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