CULTURA

IL GIORNO DELLA MEMORIA

Postato il

27 Gennaio 2016

Giorno della memoria: 27 gennaio 1945

Settantuno anni dopo..il dovere di ricordare Il giorno della liberazione dei prigionieri di Auschwitz, data simbolo della Shoah e dell’orrore da non dimenticare! Ricordare. Ricordare. Ricordare. Non arrendersi all’oblìo. Al potere anestetizzante degli anni che passano. A settantuno anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, dove tra il 1942 e il 1945 trovarono la morte circa un milione e mezzo di esseri umani: uomini, donne, bambini, per il novanta per cento ebrei (ma non dobbiamo dimenticare le migliaia di vittime tra gli zingari, gli omosessuali, gli oppositori politici), rimane attuale l’imperativo di Primo Levi, il grande scrittore torinese morto suicida nel 1986, lui che era sfuggito alla morte sopravvivendo proprio ad Auschwitz. Ecco dunque che il 27 gennaio, l’Italia intera ricorderà celebrando con manifestazioni, mostre, letture, il Giorno della Memoria, il Giorno della Shoah.

“Shoah”, in ebraico, significa “distruzione”, letteralmente “catastrofe”. Ed è un termine preferito a Olocausto (utilizzato per primo, poco dopo la fine della guerra, da Elie Wiesel, altro grande testimone dell’immane tragedia). Indica il genocidio di un popolo: sei milioni di ebrei (un milione e mezzo i bambini) trucidati dai nazisti solo perché tali. Una catastrofe che oggi l’Europa, il mondo intero, ricordano perché “non accada mai più”.

IL TESTIMONE – Elie Wiesel, premio Nobel per la Pace, autore di libri come “La notte” e tanti altri, ha spiegato perché il dovere del ricordo non lo ha mai abbandonato. Ha chiarito il senso di un giorno dedicato a una tragedia ormai lontana. “Per me e per altri come me testimoniare gli orrori di cui siamo stati vittime durante l’Olocausto è un dovere nei confronti dei nostri figli”, ha detto Wiesel invitando il mondo a combattere l’indifferenza “che aiuta sempre l’aggressore”. Il premio Nobel, il primo scampato allo sterminio a parlare davanti all’Assemblea dell’Onu, ha concluso il suo intervento con una domanda: “Il mondo imparerà mai?”.

Perchè si celebra il 27 gennaio la Giornata della Memoria 2016?

La data del 27 gennaio non è certo casuale, e il Giorno della Memoria si celebra da 16 anni in Italia il 27 gennaio, perchè nel 1945 proprio in quel giorno le Forze Alleate liberarono Auschwitz dai tedeschi. Da quel giorno per la prima volta, varcata la scritta d’ingresso  “Arbeit macht frei” (il lavoro rende liberi) si venne a conoscenza di quanto era accaduto e del dramma di quello sterminio.

Auschwitz è il nome tedesco di una piccola cittadina a sud della Polonia ( Oswiecin) dove a partire dalla metà del 1940 iniziò a funzionare il più grande campo di sterminio nazista. Qui vi erano campi di lavoro, le camere a Gas e i forni crematori dove venne compiuto un massacro che resterà per sempre nella storia. Solo ad Auschwitz sono stati uccisi quasi un milione e mezzo di ebrei.

Girando tra i siti su internet ho trovato molto interessante questo e ve lo ripropongo:

10 cose che forse non sai sulla Shoah (per esempio gli Stati che respinsero gli ebrei in fuga)

Nel 2015 visite da record nei campi di Auschwitz
AuschwitzIl 2015 ha registrato il record assoluto di visite ad Auschwitz-Birkenau. Oltre 1 milione e 720mila persone da tutto il mondo hanno voluto vedere con i propri occhi i due più grandi campi di concentramento e sterminio costruiti dai nazisti, fuori dalla cittadina polacca di Oświęcim (storpiata dai nazisti in Auschwitz), 60 chilometri a ovest di Cracovia. Rispetto al passato, sono aumentati i turisti tedeschi (+24%), irlandesi (+57%) e ungheresi (+56%), ma anche quelli cinesi (+32%), nord e sudamericani (rispettivamente +39% e +51%). Gli italiani sono al 5° posto per numero di presenze, preceduti, nell’ordine, da polacchi, inglesi, statunitensi e tedeschi.

Hitler non vide mai un lager
Versione storica del libro Mein Kampf di HitlerHitler non ha mai visitato un campo di concentramento, neppure quelli di sterminio. Al contrario di Heinrich Himmler, capo delle SS, che dirigeva il sistema dei campi. Il motivo? Il Führer non voleva essere coinvolto pubblicamente nell’esecuzione dell’Olocausto. E’ questa l’ipotesi più plausibile secondo molti storici, tra cui Ian Kershaw, professore all’Università di Sheffield. Ciò spiegherebbe anche perché non si trovano ordini firmati a riguardo da lui.

Treblinka, 900mila persone uccise da 150 soldati
TreblinkaQuasi 900mila ebrei e 2mila rom sono stati uccisi nel campo di sterminio di Treblinka, in Polonia, da non più di 150 individui. A gestire Treblinka, infatti, c’erano soltanto una ventina di SS e un centinaio di guardiani, da loro addestrati, provenienti dalla Germania e dall’Europa dell’est. Tra loro, anche ex prigionieri di guerra sovietici. Il 2 agosto 1943 gli internati riuscirono a ribellarsi. La rivolta, ben pianificata, fu portata avanti da più di 700 ebrei, che riuscirono a impadronirsi di alcune armi e ad appiccare un incendio al lager. Ma le SS erano armate di mitragliatrici e, chiamati i rinforzi, repressero tutto nel sangue.

Il doc segreto di Hitchcock sui lager
HitchcockAlfred Hitchcock
nel 1945 ha diretto un documentario sull’Olocausto rimasto segreto fino al 1985. Prodotto da Sidney Bernstein su ordine del Comando Supremo delle Potenze Alleate in Europa, fu girato da cineoperatori inglesi al seguito dell’esercito, in dieci campi di concentramento, inclusi Dachau, Buchenwald, Bergen-Belsen e Mauthausen. Successivamente fu montato da Hitchcock. La pellicola avrebbe dovuto inchiodare la Germania alle sue responsabilità, ma il vento della Realpolitik iniziò presto a soffiare e, per mantenere i rinati equilibri tra vincitori e sconfitti, si accantonò il documentario, considerato troppo crudo: mostrava montagne di cadaveri scheletrici, cumuli di capelli, di occhiali, valigie e giocattoli. Nel 1985 la pellicola fu rinvenuta negli archivi di Stato britannici e si è dovuto aspettare altri vent’anni, fino al 2014, perché l’antropologo André Singer mettesse le mani sul materiale e lo portasse finalmente alla luce nel suo documentario Night will fall (Perché non scenda la notte).

Quando l’Occidente rifiutava i rifugiati (ebrei)
St LouisUsa
, Canada, Gran Bretagna e altri Paesi avrebbero potuto accogliere i rifugiati ebrei già alla fine degli anni Trenta, ma si rifiutarono. Nel 1938, alla conferenza sui rifugiati ebrei che si tenne a Evian-les-Bains, in Francia, parteciparono 32 Paesi. Nessuno, tranne la Repubblica Dominicana e la Bolivia, rivide le proprie quote d’immigrazione. Una colpa grave, accusa oggi il Centro Simon Wiesenthal, organizzazione ebraica internazionale per i diritti umani. Non solo: nel 1939, 900 ebrei, tra cui molti bambini, salparono da Amburgo sul transatlantico di lusso St Louis alla volta di Cuba, sperando di raggiungere così gli Stati Uniti. Giunti all’Havana, furono rispediti in Europa. Almeno 250 di loro sono morti nell’Olocausto.

L’azienza che produce lo Zyklon B esiste ancora
AuschwitzL’azienda che forniva lo Zyklon B, il famigerato acido cianidrico usato nelle camere a gas, produce ancora pesticidi. L’agente tossico usato dai nazisti era nato (anni prima della realizzazione dei lager) come antiparassitario grazie alle intuizioni del chimico Premio Nobel Fritz Haber, che, ironia della sorte, era ebreo e fu perseguitato dal regime nazista. Morì nel 1934, prima di sapere che la Degesch, azienda chimica di cui fu il primo direttore, avrebbe prodotto lo Zyklon B da usare sulle persone ad Auschwitz. A detenere il brevetto e ad arricchirsi fu la Farben, colosso della chimica che fino alla fine della guerra riunirà, tra le altre aziende, la Bayer e l’attuale Agfa.

I vendicatori che volevano avvelenare 6 milioni di tedeschi
AvengersI Nokmim erano un gruppo di “vendicatori ebrei” (noti appunto come Jews Avengers) che dopo la seconda guerra mondiale volevano avvelenare l’acqua e uccidere 6 milioni di tedeschi. Tante quanto erano state le vittime della Shoah. Non sopportavano che nel 1949 soltanto 300 nazisti fossero dietro le sbarre. Secondo Michael Elkins, ex corrispondente da Gerusalemme per la Bbc e autore di un libro su di loro, Forged in Fury, agli Avengers sarebbero da attribuire le morti sospette di diversi ex nazisti, trovati impiccati, strangolati, investiti o con del cherosene nel sangue. Spagna, Canada, America del Sud: per decenni gli Avengers avrebbero messo in atto esecuzioni in tutto il mondo, come quella di Aleksander Laak, ex responsabile di un campo di concentramento in Estonia, trovato impiccato a Winnipeg nel 1960. A Norimberga, in un centro di detenzione per ex SS, avvelenarono 1900 prigionieri mettendo l’arsenico nelle loro pagnotte. Morirono in centinaia. Il piano estremo – avvelenare gli acquedotti di 5 città tedesche – non andò mai in porto, perché furono arrestati dalla polizia inglese.

L’ufficiale che catturò Anne Frank
Anne FrankKarl Silberbauer
, l’ufficiale SS che catturò Anne Frank e la sua famiglia, dopo la guerra fu arruolato nei servizi segreti della Germania dell’Ovest. Non fu l’unico tra gli ex nazisti a ripulirsi il curriculum, ma la sua seconda vita sicuramente non è andata giù a quanti hanno letto il diario della ragazzina ebrea tedesca catturata ad Amsterdam con la famiglia e morta nel campo di Bergen Belsen, divenendo, dopo la pubblicazione del suo diario ad opera del padre Otto, sopravvissuto, un simbolo mondiale della Shoah. Più tardi negli anni Silberbauer comprò il libro per vedere se era citato (ma non lo era).

L’SS che salvò l’ebrea: “L’amore mi cambiò”
Helena CitronovaAd Auschwitz l’SS Franz Wunsch, uno dei supervisori del campo, si innamorò della prigioniera ebrea slovacca Helena Citronova e fece di tutto per salvarla. All’ultimo riuscì ad evitarle la camera a gas e lo stesso fece quando arrivò sua sorella Roinka, di cui però non poté salvare i bambini. Si dichiarò a Helena facendole avere dei biscotti e un biglietto, con su scritto “Mi sono innamorato di te”. Inizialmente lei non riusciva nemmeno a guardarlo negli occhi, lo odiava, ma col tempo riuscì ad affezionarsi. La storia, dopo la liberazione, non proseguì. Ma sia Helena che Roinka testimoniarono a favore di Wunsch. “L’amore per Helena mi cambiò, diventai un’altra persona grazie a lei” disse lui anni dopo.

L’imam che salvò centinaia di ebrei
Grande MoscheaLa Moschea di Parigi aiutò gli ebrei a scappare dai nazisti dando loro delle identità musulmane. Si Kaddour Benghabrit, a capo della Grande Moschea, dette rifugio e documenti con identità musulmane ad alcuni ebrei perseguitati, salvandoli dalla deportazione. Secondo Albert Assouline, ebreo arabo scappato da un campo di concentramento, furono circa 1700 gli ebrei che trovarono aiuto nella Moschea parigina. Secondo altre fonti, furono di meno, ma il fatto non cambia. Stessi episodi di solidarietà sono avvenuti in Polonia, dove molte famiglie cattoliche hanno accolto bambini ebrei cambiando loro il nome.

Se questo è un uomo di Primo Levi:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

 

Auschwitz

IMPOSSIBILE DIMENTICARE!

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