..MUSICA..

La musica è semplicemente la mia vita.

music-thinking

Dove c’è musica ci sono io. E’ stata una delle mie prime parole (mucna) dopo mamma e papà.

La vita senza musica sarebbe un errore. E’ il mio rifugio, la mia libertà.  E’ l’energia dell’anima e quando inizia, non esiste nient’altro, niente e nessuno, dimentichi il mondo e le sue preoccupazioni e ti lasci travolgere dal turbine di note che sale in cielo. E’ impossibile da definire a parole ciò che mi succede quando ascolto la musica, è una sensazione fantastica solo da vivere.

La musica è l’arte dell’organizzazione dei suoni e dei rumori nel corso del tempo.

Si tratta di arte in quanto complesso di norme pratiche adatte a conseguire determinati effetti sonori, che riescono ad esprimere l’interiorità dell’individuo che produce la musica e dell’ascoltatore; si tratta di scienza in quanto studio della nascita, dell’evoluzione e dell’analisi dell’intima struttura della musica.

Il generare suoni avviene mediante il canto o mediante strumenti musicali che, attraverso i principi dell’acustica, provocano la percezione uditiva e l’esperienza emotiva voluta dall’artista.

Il significato del termine musica non è comunque univoco ed è molto dibattuto tra gli studiosi per via delle diverse accezioni utilizzate nei vari periodi storici.

Etimologicamente il termine musica deriva dall’aggettivo greco μουσικός/mousikos, relativo alle Muse, figure della mitologia greca e romana, riferito in modo sottinteso a “tecnica”, anch’esso derivante dal greco τέχνη/techne. In origine il termine non indicava una particolare arte, bensì tutte le arti delle Muse, e si riferiva a qualcosa di “perfetto”.

  • Musica come suono: Una delle più comuni definizioni di musica è quella di arte del suono organizzato, o – più specificamente – di arte  del produrre significati e sensazioni, più o meno complessi – e comunque di natura volontaria – organizzando suoni e silenzio. Questi suoni hanno, a loro volta, un’organizzazione interna data dalla correlazione aritmetica delle frequenze che li compongono (armonici) a partire da quella più bassa (primo armonico), detta frequenza fondamentale: questi suoni sono comunemente chiamati note. Simili definizioni sono state ampiamente adottate sin dal Diciannovesimo secolo, quando si iniziò a studiare scientificamente la relazione tra il suono e la percezione.
  • Musica come esperienza soggettiva: Un’altra delle definizioni comuni di musica implica che la musica debba essere piacevole o melodica. Questo punto di vista tiene conto del fatto che alcuni tipi di “suono organizzato” non sono musica, mentre altri lo sono. Esistono versioni più elaborate di questa definizione che tengono conto del fatto che ciò che è considerato musica varia da cultura a cultura, e da epoca ad epoca. Questa definizione fu predominante nel Diciottesimo secolo. Mozart, per esempio, usava dire che “la musica non dimentica mai sé stessa, essa non deve mai cessare di essere musica”.
  • Musica come linguaggio: Analizzando l’evoluzione della musica nel corso della storia, si nota  come la progressiva conquista di nuove sonorità e l’abbattimento di determinati schemi, seguano un filo evolutivo proprio, modificando progressivamente i gusti e le abitudini all’ascolto. Tale concetto è ancor più valido oggi, dove in seguito alla rapida evoluzione tecnologica che ha contraddistinto gli ultimi decenni, è profondamente cambiato il concetto di fare musica, così come sono cambiate le sonorità che suscitano determinate emozioni. Il concetto di “linguaggio” prende forma ad esempio nella musica applicata, ovverosia in tutti quei contesti in cui la musica supporta o affianca un’altra forma di espressione artistica. Tipico è il caso della musica da film, laddove esistono oramai degli accorgimenti musicali condivisi universalmente, capaci di suscitare negli spettatori delle sensazioni particolari: tristezza, felicità, romanticismo, malinconia, stupore, ed altre ancora. Mediante queste sonorità, il linguaggio-musica diventa una forma capace di veicolare e comunicare emozioni specifiche.
  • Musica come una categoria della percezione: La definizione cognitiva, meno comune, asserisce che la musica non è semplicemente suono, o la percezione di esso, ma una rappresentazione interna che percezione, azione e memoria contribuiscono a creare. Questa definizione è influenzata dalle scienze cognitive, il cui scopo è la ricerca delle regioni del cervello responsabili dell’analisi e della memorizzazione dei vari aspetti dell’esperienza dell’ascoltare musica. Questa definizione include anche arti differenti come ad esempio la danza.
  • Musica come approfondimento storico e antropologico: Il cammino e l’evoluzione del pensiero musicale corrono di pari passo con il cammino dell’uomo nella storia. L’antropologia trova nell’etnomusicologia risposte che altri studi sull’uomo non riescono a dare.
  • Musica come costrutto sociale: Le teorie post-moderne asseriscono che, come l’arte, la musica è definita innanzitutto nel suo contesto sociale. Da questo punto di vista la musica è ciò che ognuno chiama musica, che sia fatta di silenzio, di suoni, o di performance. La famosa opera 4’33” (4 minuti e 33 secondi) di John Cage ha origine da questa concezione della musica.
  • Musica come cura del corpo e/o dello spirito Musicoterapia: Le qualità liberatorie della musica si concretizzano da sempre dovunque nel mondo. Il benefico potere derivante dall’ascoltare musica, o dal crearne e riprodurne distingue i due rami principali riconducibili alla scienza stessa, che nascono sempre dalla radice unica, la Musica. Osservata in Europa, e nell’occidente in tempi relativamente recenti, dopo il Cinquecento, diviene strumento terapeutico vero e proprio, fino all’uso che spazia dalla cura di depressioni, malattie psichiche anche molto gravi, disturbi neurovegetativi ecc. In tempi più antichi e tuttora in siti culturalmente poco occidentalizzati può definirsi musicoterapia un aspetto fondamentale dell’educazione civica, intesa come “consapevolezza d’esser vivi” quindi esistere. In Africa, ad esempio, fare musica con rudimentali strumenti quali semplici percussioni o flauti di bambù è patrimonio comune nella società; parimenti lo è il partecipare ballando e cantando, oltre che, ovvio, ascoltando. Fondamentale è la partecipazione alla Musica, che è eletta a cura, preghiera, dialogo, discussione nel senso più civilmente umano dei termini. In realtà il diritto civile per questi popoli si concretizza, trovando la sua più schietta espressione, proprio nella Musica.
  • “Musica come tutto ciò che soddisfi desideri e aspirazioni:” secondo la derivazione del termine dal verbo greco μῶσθαι (desiderare, aspirare a…) dal quale Platone avrebbe fatto derivare il termine “musa”. Il recupero di questo concetto di musica dalla etimologia del termine “musa” ipotizzata da Platone permette di distinguere la musica dal suono con il quale spesso viene confusa. L’idea comune infatti che la musica sia fatta di suoni rende difficoltoso comprendere perché non è sempre vero che il suono “fa” musica (ciò che è musica per qualcuno può non esserlo per altri). Perché il suono “faccia” musica occorre appunto che chi lo percepisce ne ricavi soddisfazione, che questa soddisfazione colmi un desiderio e che l’oggetto del desiderio coincida con uno stato fisico o mentale, reale o fantastico, a cui la persona aspira.
  • Musica come mito nella cultura occidentale; secondo Platone (“Fedro”) un tempo esistevano uomini talmente dediti al canto da trascurare tutti i bisogni primari. Da questa stirpe di uomini ebbero origine le cicale che, credevano gli antichi, vivevano e morivano cantando.
  • Musica come una potenza che deriva dalla divinità e quindi grazie alle capacità sovrannaturali è in grado di controllare la natura. Orfeo con il suo canto ammaliante fu in grado di ammansire le belve ma anche di propiziarsi gli dèi; Anfione utilizzò il suono della cetra per muovere le pietre e costruire le mura di Tebe. In quasi tutte le civiltà appare evidente la presenza di un filo conduttore tra musica,recitazione, danza, trascendentalità e canto; anzi sembra che la musica nasca inizialmente come canto, espressione del più antico e noto strumento musicale.

I generi musicali sono categorie entro le quali vengono raggruppate, indipendentemente dalla loro forma, composizioni musicali aventi caratteristiche generali comuni, quali l’organico strumentale, il destinatario e il contesto in cui sono eseguite. Il grado di omogeneità formale e stilistica di tali raggruppamenti è molto variabile e diviene addirittura nullo nel caso di generi con alle spalle una lunga storia, quali la musica sinfonica o l’opera lirica. La loro identità si fonda piuttosto sul contesto sociale e ambientale a cui le composizioni sono destinate (il teatro, la sala da concerto, la discoteca, la strada, la sala da ballo, la chiesa, il salotto) e sulle diverse modalità con cui la musica si coniuga di volta in volta ad altre forme di spettacolo, arte o letteratura, quali il teatro, l’immagine, la poesia, il racconto.

Uno strumento musicale è un oggetto che è stato costruito o modificato con lo scopo di produrre della musica. In principio, qualsiasi cosa producesse suoni, poteva essere usato come strumento musicale, ma questo termine definisce solo gli oggetti che hanno il suddetto scopo.

Gli strumenti musicali si possono suddividere secondo la classificazione Hornbostel-Sachs in cinque famiglie, l’ultima delle quali aggiunta solo in seguito:

  1. Idiofoni: il suono è prodotto dalla vibrazione del corpo dello strumento stesso, sollecitato in vari modi, percuotendolo, pizzicandolo, strofinandolo, sfregandolo, muovendolo o deformandolo per mezzo di pressioni o soffi d’aria.
  2. Membranofoni: il suono è prodotto dalle vibrazioni di membrane tese, che possono essere sollecitate da azioni di percussione, sfregamento, pizzico, fin anche alle sollecitazioni dovute all’emissione della voce dell’esecutore (nel caso dei mirlitons).
  3. Cordofoni: il suono è emesso dalla vibrazione di corde tese; le corde possono essere sollecitate dal pizzicarle, percuoterle, o dallo sfregarle con appositi archetti; ancora, corde tese esposte all’azione del vento che le lambisce, come nel caso delle arpe eoliche, induce in esse vibrazioni sonore.
  4. Aerofoni: in essi è l’aria stessa che entra in vibrazione. L’aria può essere contenuta dallo strumento, come nel caso di tubi o globi, ma può anche circondare lo strumento che la colpisce ad alte velocità (frullo, frusta, lama affilata, rombo…).
  5. Elettrofoni: il suono viene generato per mezzo di una circuitazione elettrica o per induzione elettromagnetica.

Un’arte tanto antica e tanto legata alla civiltà non poteva non generare un corposo insieme di conoscenze, che molti studiosi della musica si sono preoccupati di sistemare e classificare. Queste conoscenze sono riassumibili nella teoria musicale, che è un insieme di metodi per analizzare, classificare e comporre la musica e i suoi elementi. Essa, ad esempio, tratta la “grammatica” della musica, cioè il pentagramma, le chiavi musicali e in generale il modo di scrivere (semiografia) la musica. Pertanto, può essere definita come la descrizione in parole degli elementi della musica, e delle relazioni tra la semiografia (o comunemente detta: notazione musicale) e la sua esecuzione.

Lo studio accademico della musica è chiamato musicologia.

I problemi filosofici legati alla musica sono analizzati dalla Filosofia della musica.

La terminologia musicale è molto ampia.

I termini usati per parlare di un particolare brano musicale includono:

  • la nota che è il simbolo utilizzato per indicare una specifica intonazione (ed anche il suono stesso);
  • la melodia che è una successione di suoni percepita come un percorso coerente;
  • l’accordo nella musica tonale che è il risultato della combinazione simultanea di più suoni, sottoposta a vincoli e regole tradizionali;
  • l’armonia che è lo studio della classificazione e delle concatenazioni di accordi;
  • il contrappunto, dal lat. punctum contra punctum, punto contro punto, nota contro nota, è la simultanea organizzazione di differenti melodie;
  • il ritmo che è l’organizzazione dalla metrica (pause, note, durate,..) in un brano;
  • il tempo, che determina la durata di ogni battuta in unità musicali;
  • gli armonici, ovvero l’insieme delle note che, unite, compongono una stessa nota (come l’ottava, la quinta, la terza, ecc..). Gli armonici possono essere naturali o artificiali, a seconda di come vengono ottenuti mediante lo strumento.
  • il timbro è la caratteristica che differenzia ogni strumento, e dipende dalla forma dell’onda sonora prodotta dallo stesso. Solo nel Romanticismo si cominciarono ad intuire ed utilizzare le diverse potenzialità espressive di ogni strumento, le quali dipendono appunto dal timbro;
  • la pausa è l’intervallo che si interpone tra una nota ed un’altra.

Un musicista è una persona che esegue o che compone musica per professione.

I musicisti si possono classificare secondo questo schema, che li suddivide in base al loro ruolo nella categoria professionale:

Il direttore d’orchestra, spesso chiamato anche maestro, è la figura di riferimento in un coro, un’orchestra o in generale in un gruppo di musicisti. La sua direzione è innanzitutto di aiuto per la coordinazione dei musicisti fra loro, indicando il tempo, i diversi ingressi e le dinamiche. Egli inoltre chiarisce a cantanti, solisti e strumentisti il contenuto e l’impostazione generale del componimento musicale. Le sue funzioni sono anche quelle di guidare le prove e prendere tutte le decisioni necessarie da un punto di vista musicale, interpretando l’opera musicale. In assenza di un comitato artistico, il direttore sceglie anche il repertorio da eseguire. Il ruolo del direttore, come lo conosciamo oggi, si è formato intorno al XIX secolo.

Un compositore è un artista che crea opere musicali, dette appunto composizioni.

Il termine è usato indipendentemente dal genere o stile musicale e indica una persona che costruisce con i suoni un risultato (oggetto sonoro) destinato ad essere ascoltato.

La composizione, al fine di poterne agevolare la riproduzione, è generalmente trascritta su uno spartito tramite un sistema di simboli chiamato notazione musicale, che appunto utilizza le cosiddette note musicali: l’opera del compositore è eseguita dagli interpreti (musicisti, cantanti), ma, ovviamente, può essere eseguita anche dall’autore stesso.

Il mestiere del compositore non è una professione protetta. Anche autodidatti si possono chiamare in questo modo, ma gli studi di composizione si eseguono in Italia presso i Conservatori.

Il canto è la produzione di suoni musicali mediante la voce, ovvero l’uso della voce umana come strumento musicale.

Un gruppo musicale composto principalmente da cantanti (che in questo caso si dicono più propriamente “cantori”) viene definito coro; quando il coro esegue musica senza accompagnamento strumentale si parla di canto a cappella.

Tipi di emissione

La voce umana nasce dalla vibrazione delle due corde vocali in adduzione tra loro dovuta al flusso creato dall’aria espirata dai polmoni. Nell’uso canoro il suono della voce è caratterizzato dalle risonanze della trachea, della faringe e della bocca, ed eventualmente delle altre cavità (seni) facciali e craniali; i timbri vocali che si ottengono dipendono anche dal meccanismo di produzione della voce.

A seconda del modo in cui la voce viene prodotta si possono distinguere tre tipi di emissione: la voce ingolata, la voce impostata e il falsetto.

La tecnica del canto è quell’insieme di accorgimenti, appresi con l’allenamento e lo studio, necessari ai cantanti professionisti per evitare gravi danni alla laringe e alle corde vocali e per ottenere una voce timbricamente gradevole, potente e con un’ampia gamma cantabile, cioè una estensione dalla nota più bassa alla più alta in cui il timbro è omogeneo e l’intonazione è corretta e stabile.

Tutti, più o meno, possono cantare una canzone. Molti di meno invece riescono a cantare più canzoni di seguito, anche semplici: dopo qualche minuto un cantante improvvisato comincia a sentire mal di gola, e la sua voce comincia a farsi roca e sfiatata: se nonostante tutto continua a cantare, di lì a poco si ritrova afono, e corre il rischio di procurarsi un edema alle corde vocali.

Questo accade perché, istintivamente, il cantore di cui sopra usa la sua voce come se parlasse. Ma l’uso della voce che si fa normalmente, sebbene sufficiente allo scopo di parlare, impone alle corde vocali delle sollecitazioni troppo forti nel caso del canto: per poter cantare per ore senza danni, senza sforzo e con una voce sempre gradevole, il cantante deve reimparare ad usare la sua voce in modo nuovo, attraverso lo studio, l’allenamento e l’autoosservazione.

Il coro è un insieme di persone che, sotto la guida di un direttore, si esprime artisticamente attraverso il canto. I suoi componenti sono detti cantori (o coristi). Il termine coro può denominare, in modo generico, anche una composizione musicale scritta per tale organico.

Per musica corale si intende l’insieme delle discipline artistiche (composizione, esecuzione, direzione ecc.) che riguardano quell’ importantissimo “strumento musicale” che si chiama coro.

L’opera lirica è un genere teatrale e musicale in cui l’azione scenica è abbinata alla musica e al canto.

Tra i numerosi sinonimi, più o meno appropriati, basti ricordare melodramma e opera in musica.

Oggetto della rappresentazione è un’azione drammatica presentata, come nel teatro di prosa, con l’ausilio di scenografie, costumi e attraverso la recitazione. Il testo letterario che contiene il dialogo appositamente predisposto e le didascalie è chiamato libretto. I cantanti sono accompagnati da un complesso strumentale che può allargarsi fino a formare una grande orchestra sinfonica.

I suoi soggetti possono essere di vario tipo, cui corrispondono altrettanti sottogeneri: serio, buffo, giocoso, semiserio, farsesco.

L’opera lirica si articola convenzionalmente in vari “numeri musicali”, che includono sia momenti d’assieme (duetti, terzetti, concertati, cori) che assoli (arie, ariosi, romanze, cavatine).

Fin dal suo primo apparire, l’opera accese appassionate dispute tra gli intellettuali, tese a stabilire se l’elemento più importante fosse la musica o il testo poetico.

In realtà oggi il successo di un’opera deriva da un insieme di fattori alla cui base, oltre alla qualità della musica (che dovrebbe andare incontro al gusto prevalente ma che talvolta presenta tratti di forte innovazione), vi è l’efficacia drammaturgica del libretto e di tutti gli elementi di cui si compone lo spettacolo teatrale.

Un’importanza fondamentale rivestono dunque anche la messinscena (scenografia, regia, costumi ed eventuale coreografie), la recitazione ma, soprattutto, la qualità vocale dei cantanti.

I cantanti lirici, e i ruoli che essi interpretano, sono distinti in rapporto al registro vocale.

Le voci maschili sono denominate, dalla più grave alla più acuta, basso, baritono, tenore. A essi si possono aggiungere le voci di controtenore, sopranista o contraltista, che utilizzano un’impostazione in falsetto o falsettone, cioè senza appoggiatura. Esse eseguono ruoli un tempo affidati ai castrati.

Le voci femminili sono classificate, dalla più grave alla più acuta, come contralto, mezzosoprano e soprano. Anch’esse eseguono oggi, molto di più frequente delle corrispondenti voci maschili, i ruoli sopranili e/o contraltili scritti per le voci dei castrati.

 

 

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