JUVENTUS

TORINO E’ SEMPRE E SOLO BIANCONERA!

Postato il

11 Dicembre 2016

Diciassettesima giornata di Campionato di Serie A Tim 2016/2017:

Torino-Juventus: 1-3

FORMAZIONI:

TORINO: Hart; Zappacosta, Rossettini, Castan, Barreca; Benassi (37′ st Boyé), Valdifiori, Baselli (37′ st Acquah) ; Iago Falque (37′ st Martinez), Belotti, Ljajic. A disposizione: Padelli, Cucchietti, Moretti, Ajeti, Bovo, De Silvestri, Vives, Gustafson, Boyé, Maxi Lopez
All.: Mihajlovic

JUVENTUS: Buffon; Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Marchisio, Sturaro (22′ st Lemina); Cuadrado (37′ st Pjanic), Higuain, Mandzukic (26′ st Dybala)
A disposizione: Neto, Audero, Benatia, Evra, Hernanes, Asamoah. All.: Allegri

La Juve fa suo il Derby con una straordinaria doppietta di Higuain e con la rete di Pjanic nel finale, che rispondono al gol iniziale di Belotti.

Un Derby bellissimo, ben giocato, combattuto e deciso dai colpi dei campioni. Il Toro ha Belotti, che sblocca il risultato. La Juve ne ha a sufficienza per rispondere e fare sua la partita, con uno straordinario doppio Higuain e con Pjanic nel finale. Menzione speciale per Mandzukic, anche oggi uomo ovunque, e per Dybala, che mette qualcosa di più di una firma sulla rete del 3-1.

È la Juve a comandare il gioco all’inizio e a dare fastidio alla difesa granata soprattutto con Mandzukic, che svaria spesso sulla destra, trova la profondità, arriva a colpire di testa sul traversone di Cuadrado, mettendo a lato da buona posizione, e a correggere il tiro di Khedira, trovando la risposta di Hart.

Il tridente schierato da Allegri è atipico, perché Cuadrado gioca più arretrato rispetto a Higuain e Mandzukic e parte praticamente dalla linea dei centrocampisti, trasformando il modulo in un 4-4-2, con Sturaro che si allarga sulla sinistra. Anche nel Toro Ljajic difficilmente è in linea con Belotti e Iago Falque, anzi, svaria spesso alle loro spalle. È comunque nella rapidità delle punte che confidano i granata, che aspettano pazienti l’occasione giusta per colpire in contropiede. Non è una ripartenza in effetti, ma una bella combinazione in velocità quella che porta Baselli a crossare dal fondo e a pescare Belotti in area. La punta anticipa Lichtsteiner e gira di testa alle spalle di Buffon, portando in vantaggio il Toro con il primo tiro in porta.
La Juve reagisce immediatamente. Prima arrivano le conclusioni dal limite di Higuain e Marchisio, poi il pareggio del Pipita: Cuadrado mette in movimento Mandzukic che con il tacco, forse involontariamente, serve l’argentino. Accelerazione rabbiosa e diagonale che supera Hart imprendibile. Quanto mi gasa il Pipitaaaaa!

Dopo mezz’ora di spettacolo, i ritmi si abbassano e si tira il fiato fino all’intervallo. La ripresa restituisce una Juve ancora pimpante, che si piazza subito nella metà campo avversaria, portando alla conclusione Sturaro e Khedira, puntuali negli inserimenti, ma poco precisi.

Entrambe le squadre, quando attaccano danno sensazione di pericolosità. Il Toro è più attendista, ma ha qualità per spaventare Buffon e ci riesce al quarto d’ora, quando Benassi calcia a colpo sicuro dal limite dell’area e trova l’opposizione dell’onnipresente Mandzukic, che respinge a un metro dalla linea.

L’occasione sfumata  fa aumentare l’intensità del Torino che costruisce qualche contropiede pericoloso. Allegri allora interviene, inserendo Lemina e Dybala al posto di Sturaro e Mandzukic, ma sono ancora i granata a sfiorare il secondo gol con Ljajic che sfiora in palo con una conclusione a giro dal limite.

L’ultimo quarto d’ora è un assalto da parte di entrambe le squadre, che sono stanche e quindi si allungano.
Mihajlovic vuole provare a vincere e non solo cambia tre uomini in un colpo per inserire forze fresche, ma manda in campo addirittura altre due punte, Boyé e Martinez. La Juve risponde con Pjanic al posto di Cuadrado e, soprattutto con Higuain: appena dopo le sostituzioni, il lungo lancio di Chiellini trova il Pipita al limite dell’area. L’argentino è spalle alla porta ed è francobollato da Castan, ma lascia scorrere il pallone, si gira con il mestiere del grande attaccante e scarica un destro in diagonale che Hart può solo guardare.

La Juve ha troppa esperienza, troppa classe, troppa voglia di vincere per temere la  reazione del Toro…E poi abbiamoPaulo Dybala…

La Joya prima serve un pallone d’oro in area che Higuain mette alto, poi decide di chiudere la partita, prendendo palla a metà campo, bevendosi tre avversari e mettendo ancora Higuain davanti ad Hart. Il portiere respinge la conclusione ravvicinata e il pallone termina ancora sui piedi di Dybala, che allora serve Pjanic a centro area. Hart si supera anche sul bosniaco che sulla ribattuta però non sbaglia, spendendo in rete il gol del 3-1. Il gol che chiude il Derby. Il goal che colora ancora una volta Torino di bianconero.

TORINO E’ SEMPRE E SOLO BIANCONERA!

 FIERA DI VOI RAGAZZI..
GRAZIE !
HIGUAIN FENOMENALE, MANDZUKIC IL SOLITO GUERRIERO..E  BRAVI TUTTI..SIETE LA MIA FELICITA’!
FORZA RAGAZZI!
Il mio rito sta funzionando, mi faccio paura da sola certe volte.
FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS.

 

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JUVE DA SOGNO!

Postato il Aggiornato il

7 Dicembre 2016

Fase a gironi di Champions Leaugue:

Juventus-Dinamo Zagabria: 2-0

FORMAZIONI:

Juventus (3-5-2): Neto, Benatia, Rugani, Evra, Cuadrado, Lemina, Marchisio (29′ st Sturaro), Pjanic (35′ st Dybala), Asamoah, Mandzukic (40′ st Hernanes), Higuain. (1 Buffon 3 Chiellini 6 Khedira 12 Alex Sandro). All.: Allegri.
Dinamo (4-3-3): Livakovic, Situm, Sigal, Schildenfeld, Pivaric, Moro (40′ st Matel), Knezevic, Gojak (13′ st Fiolic), Soudani (29′ st Stojanovic), Coric, Fernandes. (98 Semper 9 Henriquez 26 Benkovic 35 Sosa). All.: Petev.

La Juve supera la Dinamo con le reti del Pipita e del difensore e si qualifica agli ottavi come prima del Gruppo H. Nel finale il rientro tanto atteso di Dybala.

Il primato nel girone, il ritorno al goal di Higuain e il secondo centro consecutivo di Rugani, il rientro di Dybala e un’altra prova mostruosa del guerriero Mandzukic…una Juve da sogno, che spazza via la Dinamo Zagabria con una gara autorevole.

Il tecnico regala un turno di riposo a Buffon e torna alla difesa a tre, ma mantiene Pjanic sulla tre quarti campo come contro l’Atalanta. Il bosniaco dimostra ancora una volta di apprezzare quella posizione, mettendosi in luce per primo, grazie a una bella intuizione di Higuain, che gli permette di puntare l’area e sfiorare il palo con un destro dalla distanza.

I due sono protagonisti anche della splendida azione che al 6′ porta i bianconeri vicinissimi al gol: Marchisio sventaglia un lancio di quaranta metri per Mandzukic, che di esterno, al volo, serve Pjanic, il cui tocco di prima mette l’argentino nelle condizioni di battere a rete, ma Livakovic intercetta il diagonale e mette a lato.

La gara ha un solo padrone, un po’ perché l’atteggiamento dei croati è piuttosto rinunciatario, un po’ perché la manovra della Juve è rapida, oltre che piacevole: Cuadrado e Asamoah garantiscono ampiezza e arrivano spesso sul fondo, mentre Lemina e, soprattutto, Marchisio dirigono le operazioni nel mezzo. Con il passare dei minuti la Dinamo prende le misure e alla mezz’ora Allegri cambia le carte in tavola, arretrando Cuadrado e passando alla difesa a quattro. Mandzukic, anche oggi tra i migliori, oltre a giocare di sponda e a dannarsi come sempre in fase di interdizione, veste anche i panni dell’uomo assist, liberandosi per il cross e pennellando sulla testa di Pjanic, che da due passi indirizza tra le braccia di Livakovic.

La Dinamo si vede solo al 38′, con un tentativo centrale di Coric, mentre la Juve va ancora vicino al gol con Lemina, che spara alto da buona posizione, con Pjanic, la cui punizione crea più di un problema a Livakovic, e con il diagonale di Mandzukic, anche questo respinto dal portiere croato.

Per vedere premiata la propria indiscussa supremazia, i bianconeri devono aspettare il 7′ della ripresa, quando dopo un’insistita azione al limite dell’area e un paio di contrasti vinti da Lemina, il pallone arriva a Higuain, che dai sedici metri scarica nell’angolino il suo decimo gol stagionale, il terzo di questa Champions.

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La Dinamo non riesce a pungere e si espone alle ripartenze. Pjanic arriva ancora al tiro, bloccato a terra da Livakovic. D’altra parte anche quando la manovra è prolungata i bianconeri attaccano e una deviazione fortuita impedisce a Lemina di esultare.

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Il raddoppio arriva comunque dal corner seguente, pennellato da Pjanic sulla testa di Rugani, che schiaccia in rete la sua seconda rete in due partite.

Nel finale Allegri richiama Marchisio e Pjanic e inserisce Sturaro e Dybala, che torna in campo dopo l’infortunio patito contro il Milan un mese e mezzo fa e che cerca subito la via del gol con tre rasoiate da fuori area. Gli ultimi minuti valgono la standing ovation per Mandzukic, ancora una volta straordinario per qualità e quantità delle giocate, e dopo il triplice fischio, per il resto della squadra, anche questa sera concentrata, pimpante e vincente.

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Avanti tutta..non molliamo mai!

Cosi vi voglio ragazzi!

I miei complimenti a Higuain e Mandzukic  sono scontati…li vorrei fare a Daniele Rugani! Le sue qualità stanno crescendo veramente tantissimo!

Grazie ragazzi! Grazie Juve mia!

Dybala finalmente in campo..ed è subito JOYA! Ci sei mancato tantissimo!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

NOI SIAMO QUELLI DEL: “FINO ALLA FINE”

Postato il Aggiornato il

3 Dicembre 2016

Quindicesima giornata di Campionato di Serie A Tim 2016/2017:

Juventus-Atalanta: 3-1

FORMAZIONI:

Juventus (4-3-1-2): Buffon; Lichststeiner, Rugani, Chiellini, Alex Sandro; Khedira (15′ st Lemina), Marchisio, Sturaro; Pjanic (32′ st Evra); Higuain, Mandzukic (29′ st Cuadrado). In panchina: Neto, Audero, Benatia, Asamoah, Kean, Hernanes. Allenatore: Allegri
Atalanta (3-4-2-1): Sportiello; Toloi, Masiello, Caldara; Conti (9′ st Grassi), Kessié, Spinazzola, Freuler; Kurtic (29′ st D’Alessandro), Petagna (9′ st Pesic), Gomez. In panchina: Bassi, Mazzini, Drame’, Migliaccio, Raimondi, Bastoni, Capone. Allenatore: Gasperini

La Juventus non è morta. Per chi avesse avuto dei dubbi dopo la sconfitta di Marassi contro il Genoa, i bianconeri rispondono sul campo (come hanno sempre fatto) fermando la corsa dell’Atalanta e battono i giovani bergamaschi con le loro stesse armi, ovvero con forza fisica, anticipi, pressing a tutto campo, sacrificio e giocate di prima. Nel primo tempo uno-due letale con le reti di Alex Sandro e Rugani. Nella ripresa Mandzukic corona una prestazione straordinaria col gol. Nel finale la rete ospite grazie a Freuler.

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La Juve riprende la marcia giocando una delle migliori gare della stagione, spazzando via gli avversari in venti minuti e dominando il resto dell’incontro: la difesa a quattro scelta da Allegri, vista l’assenza di Bonucci, funziona perfettamente e concede qualcosa solo nel finale, a partita ormai ampiamente decisa. Il centrocampo, con Marchisio in regia e Pjanic sulla tre quarti, è ispirato e rifornisce con continuità gli ottimi Mandzukic e Higuain.

La percussione di Alex Sandro al 15′, conclusa con una sventola che si insacca a fil di palo, è la prima conferma delle intenzioni dei bianconeri. La sua esultanza commuove tutti, la dedica speciale al Chape è un gesto bellissimo.

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L’incornata con cui Rugani, quattro minuti più tardi, spedisce in rete il corner di Pjanic è la seconda.

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Il doppio vantaggio non basta. La Juve è assatanata, sfiora il terzo gol con la punizione di Pjanic  e continua a comandare il gioco, schiacciando nella sua metà campo una pur volenterosa Atalanta. I bergamaschi si fanno vivi solo dopo il 40′, ma l’attenzione e la voglia di vincere dei bianconeri è massima ed è rappresentata perfettamente da Mandzukic, che prima respinge il tentativo di Freuler e poi si tuffa addirittura  come il più tignoso dei difensori per mettere in angolo il destro di Gomez. IMMENSO MARIONE!

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L’avvio del secondo tempo è anche più frizzante del primo: da una parte la spettacolare combinazione, tutta di prima, tra Khedira, Higuain e Mandzukic, interrotta all’ultimo dal recupero della difesa nerazzurra.

Dall’altra l’iniziativa di Petagna, conclusa con un destro smorzato che non crea problemi a Buffon.

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Mandzukic è straripante, è un tuttofare: non butta via un pallone, non smette per un attimo di “mordere” gli avversari, si propone come ala e va al cross, apre il gioco quando arretra… Il pensiero di tutti è che meriterebbe almeno goal per lo straordinario atteggiamento con cui trascina i compagni. E il goal arriva puntuale: dopo un destro maligno di Marchisio messo in angolo da Sportiello, Pjanic disegna un’altra perla dalla bandierina e il croato stacca perfettamente, infilando l’angolino.

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E quando alla mezz’ora, dopo un duro contrasto con Gomez, Super Mario lascia il posto a Cuadrado, tutto lo Stadium gli tributa una più che meritata ovazione. {}

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Altri applausi vanno a Pjanic, sostituito da Evra, anche lui autore di una prestazione superba. La volée di Freuler, che devia alle spalle di Buffon il preciso cross di D’Alessandro, cambia il punteggio nel finale, ma non la sostanza né la morale della serata: ogni tanto può anche inciampare anche la Juve. Ma quando si rialza, fa paura.

 

 

 IMMENSO SUPER MARIONE!
Mandzukic corre, recupera palla, umilia gli avversari, prepara il thè caldo, spazza per terra e nel tempo libero fa lo steward allo stadium, ma (cosa più importante) segna pure! ahaha
Dovrebbero esserci sempre 11 Mario Mandzukic in campo!
Me lo sentivo troppo il tuo goal e non mi hai delusa..GRAZIE GUERRIERO!
QUESTA E’ LA MIA JUVE!
GRAZIE RAGAZZI!
RISPETTO PER TUTTI…PAURA DI NESSUNO!
GRINTA, CORAGGIO, TESTA, CUORE E TANTA FAME DI VITTORIA.
VINCERE NON E’ IMPORTANTE….E’ L’UNICA COSA CHE CONTA.
SEMPRE AL VOSTRO FIANCO RAGAZZI. SEMPRE!
FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

AUGURI CAPITANO ALEX DEL PIERO!

Postato il

9 Novembre 2016

19 stagioni con la Juventus. 705 partite giocate, 289 reti segnate. La fascia di capitano dal 2001 al 2012. Storia di un talento, un idolo amato anche dai tifosi delle squadre avversarie.

Oggi compie 42 anni, ma io lo vorrei vedere ancora in campo con i suoi colori preferiti il bianco e il nero, ad incantare la platea, noi tifosi che lo abbiamo tanto amato e continueremo a farlo per sempre.

La storia di Alex parla da sola, ed è una storia da record:

Alessandro Del Piero è la bandiera bianconera per eccellenza, con 19 stagioni di percorrenza in maglia Juve. Un GRANDE UOMO non solo un fuoriclasse, questo si può notare dal fatto che anche i tifosi delle squadre avversarie in Italia e nel mondo lo adorano e lo ammirano. Tanti i primati scritti durante la lunga storia d’amore con la Vecchia Signora, mai dimenticata, nemmeno durante le sue parentesi di fine carriera in Australia e India.

Fuoriclasse. Capitano. Trascinatore. Bandiera? SEMPLICEMENTE LUI…ALESSANDRO DEL PIERO!

La percorrenza nelle file bianconere del talento di Del Piero è qualcosa di irripetibile: 705 partite disputate con la bellezza di 289 reti segnate e l’onore di aver indossato la fascia di capitano dal 2001 al 2012, guidando i bianconeri in tre stadi casalinghi differenti (Delle Alpi, Olimpico e Juventus Stadium). 

 

Nelle menti dei tifosi bianconeri rimangono le sue innumerevoli magie col pallone, le reti diventate «alla Del Piero» con quella parabola a girare che andava ad infilarsi all’incrocio dei pali più lontano: un marchio di fabbrica che trascinò la Juve ad innumerevoli trionfi, su tutti la Champions League conquistata il 22 maggio 1996. Poi, il gol vittoria a Tokyo che qualche mese dopo annientò il River Plate e spedì i bianconeri sul tetto del mondo, trasformando il numero 10 in un’icona sul mercato asiatico.

Senza dimenticare l’incredibile conclusione al volo che sancì la rimonta della Juve sulla Fiorentina (da 0-2 a 3-2) nel dicembre 1994 o quelli di tacco nel derby del 2002 vinto per 4-0 o nella finale di Champions persa contro il Borussia nel 1997, fino ad arrivare alla più recente doppietta contro il Real Madrid che gli regalò la standing ovation di tutto il Bernabeu nel novembre 2008. E poi le tantissime marcature su calcio di punizione, mix letale di precisione e potenza, come ad esempio quella da distanza siderale realizzata nel settembre del 2008 allo Zenit San Pietroburgo nel giorno del rientro della Juve sul massimo palcoscenico europeo.

Speciali furono anche la rete del febbraio 2001 contro il Bari con la rabbiosa esultanza successiva per scaricare tutta l’emozione tenuta dentro in seguito alla scomparsa di qualche giorno prima dell’amato papà Gino e quella in acrobazia contro il Piacenza nel gennaio 2003 con dedica speciale all’appena scomparso Giovanni Agnelli, che aveva inventato il suo soprannome: Pinturicchio.

E l’Avvocato era anche colui che l’ha più punzecchiato nei momenti più bui, ribattezzandolo Godot quando non riusciva più ad essere Pinturicchio dopo il crack al ginocchio sinistro nella partita contro l’Udinese di quel maledetto 8 novembre 1998. Eppure, tornò più forte di prima e, dopo essersi laureato campione del mondo nel 2006 con la Nazionale italiana, Del Piero non abbandonò la Juve nemmeno quando venne spedita in Serie B, riportandola a suon di gol laddove meritava e conquistando un ultimo scudetto, prima di salutare, in una giornata commovente allo Juventus Stadium, tutta la tribù bianconera il 13 maggio 2012.

Nella sua vita juventina, ha collezionato:

-8 scudetti ( 2 cancellati da Calciopoli);

-una Champions League;

-una Coppa Intercontinentale;

-una Supercoppa Europea;

-quattro Supercoppe Italiane;

-una Coppa Italia

-ed ha vinto due volte il titolo di capocannoniere in campionato: prima in Serie B (2006/2007 con 20 gol) e poi l’anno successivo in Serie A (2007/2008 con 21 gol).

Non stupisce che, nel mare dei social network, un’ondata di auguri abbia travolto le pagine social di Del Piero, campione amato in campo per le sue magie e fuori per la sua integrità.

SARO’ SEMPRE AL TUO FIANCO, IO DI TE NON MI STANCO, SEI LA COSA PIU’ BELLA CHE C’E’…ALESSANDRO DEL PIERO OLE’!

Un Capitano
c’è solo un Capitano
Un Capitanooooooo…
c’è solo un Capitano!!!!!

GRAZIE DI ESISTERE IMMENSO CAPITANO.

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

Dybala fa doppietta.. Juve verso la fuga!

Postato il

15 Ottobre 2016

Ottava giornata di Campionato di Serie A Tim 2016/2017:

Juventus-Udinese:2-1

La Juve supera l’Udinese grazie ad una meravigliosa doppietta della Joya, che risponde al gol del vantaggio friulano di Jankt.

Tra infortunati e affaticati, Allegri è costretto a un ampio turnover e schiera un anomalo 3-5-2 con Dybala e Mandzukic in attacco, Cuadrado ed Evra esterni, Alex Sandro interno di centrocampo con Lemina ed Hernanes a completare il reparto. In difesa rientra Benatia che fa compagnia a Lichtsteiner e Barzagli. Prima panchina dopo 181 giorni di stop per Marchisio. Delneri risponde con un 4-3-3 con De Paul, Zapata e Thereau in avanti. Kums, Jankto e Fofana formano il centrocampo friulano.

I friulani, evidentemente rinvigoriti dal cambio di allenatore, giocano una partita gagliarda, passando addirittura in vantaggio e serve il miglior Dybala per ribaltare il risultato e prendere i tre punti.

L’argentino va vicino al gol già dopo un minuto dall’inizio della partita, scaricando il sinistro sull’esterno della rete. A metterlo nelle condizioni di tirare è Cuadrado, che  appena può attacca la profondità e punta l’uomo, ma l’Udinese ci mette poco a prendere le misure al colombiano e inizia a respingere le iniziative dei bianconeri. Il pressing alto dei friulani crea più di una difficoltà durante l’impostazione della manovra e così la conclusione della Joya rimane l’unica del primo quarto d’ora.

La soluzione è cercare Mandzukic con maggiore frequenza e sfruttare le sue sponde per velocizzare il gioco. Con un colpo di testa del croato e uno di Hernanes la Juve si riaffaccia dalle parti di Karnezis, però spesso l’iniziativa è nelle mani degli avversari. Cuadrado prova a scuotere i suoi con un destro dal limite fuori misura e sembra riuscire nell’intento, visto che al 25′, dopo una combinazione tra Dybala e Lemina, sporcata da un rimpallo, Mandzukic si trova con la porta spalancata e il pallone sul destro ma, disturbato da Danilo, alza troppo la mira.
Invece è l’Udinese che continua ad attaccare e alla mezz’ora viene premiata: Hernanes non controlla il tocco di Evra, Jankto ne approfitta recuperando palla e lasciando partire un rasoterra dal limite che passa sotto il corpo di Buffon e termina in rete.

In un certo senso ci voleva, perché la Juve si scuote finalmente dal torpore, alza il ritmo e pur non creando grandi occasioni, raggiunge il pareggio con una prodezza di Dybala che al 43′ sfrutta nel modo migliore una punizione dal limite concessa per atterramento di Lemina. L’arbitro ha il suo da fare per tenere a distanza regolamentare la barriera friulana e quando finalmente arriva il fischio la Joya pennella una traiettoria perfetta, che si infila nell’angolino e manda le squadre al riposo sull’1-1.

A inizio ripresa Delneri cambia Samir con Adnan, mentre Allegri ridisegna la sua Juventus con una difesa a tre composta stavolta da Benatia, Barzagli ed Evra, a sinistra ci va Alex Sandro, a destra Lichtsteiner e Cuadrado interno di centrocampo. La nuova disposizione sorprende l’Udinese che ci mette diversi minuti per capirla. Ma sono minuti fatali perché al 6′ De Paul aggancia ingenuamente in area Alex Sandro: rigore netto. Sul dischetto ci va Dybala che spiazza Karnezis e firma la sua personale doppietta. Al quarto d’ora la Juventus potrebbe chiuderla: cross perfetto dalla destra di Lichtsteiner e Alex Sandro tutto solo di testa schiaccia la palla, ma la manda out.

Cominciano le sostituzioni Delneri lancia Perica al posto di De Paul, Allegri cambia Mandzukic con Higuain e il Pipita si rende subito pericoloso in area ospite, ma Adnan lo mura. Dentro anche Bonucci (applauditissimo) al posto di Benatia. L’Udinese generosamente si porta in attacco e Thereau ha una buona occasione quando si libera a sinistra, entra in area e conclude, ma Buffon respinge in angolo. Al 38′ ancora protagonista Buffon che si fa parzialmente perdonare l’incertezza del gol subito: palla crossata in area da Adnan, poi rimessa al centro e Zapata di testa devia ma il numero uno bianconero si salva con l’aiuto del palo. Minuti finali che vedono la Juventus tutta a difendere e schierata col 5-4-1 e l’Udinese in avanti, ma senza più trovare occasioni da rete.

Juventus (3-5-2): Buffon, Lichtsteiner, Barzagli, Benatia (24′ st Bonucci), Cuadrado , Hernanes, Lemina, Alex Sandro, Evra, Dybala (36′ st Sturaro), Mandzukic (20′ st Higuain). In panchina: Neto, Audero, Pjanic, Mattiello, Dani Alves, Marchisio, Khedira, Sturaro, Keane. Allenatore: Allegri
Udinese (4-3-3): Karnezis,Wague, Danilo, Felipe, Samir (1′ st Adnan),Kums, De Paul (9′ st Perica), Fofana, Jankto (29′st Hertaux), Thereau, Zapata. In panchina: Scuffet, Perisan, Angella, Widmer, Heurtaux, Evangelista, Matos, Balic, Hallfredsson, Peñaranda. Allenatore: Delneri

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GRAZIE RAGAZZI!

NON MOLLIAMO MAI! AVANTI TUTTA..

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

NOI NON MOLLIAMO MAI..AVANTI TUTTA JUVE!

Postato il

21 Settembre 2016

Quinta giornata di Campionato di Serie A Tim 2016/2017:

Juventus-Cagliari:4-o

Un poker per riprendere la vetta del campionato

La Juve si riprende la vetta della classifica superando 4-0 il Cagliari con le prime reti in bianconero di Rugani e Dani Alves, la zampata di Higuain e l’autorete finale di Ceppitelli.

L’Inter è già dimenticata. La Juventus archivia la sconfitta contro i nerazzurri battendo con facilità 4-0 il Cagliari: basta un tempo ai ragazzi di Allegri per regolare i sardi grazie alle reti di Rugani, Higuain e Dani Alves, nel finale sfortunato autogol di Ceppitelli. Un successo che vale doppio per i bianconeri che superano il Napoli, tornando al primo posto in classifica.

Due nomi inediti sul tabellino dei marcatori, Rugani e Dani Alves, oltre a quello ormai consueto di Higuain, a segno per la quarta volta in stagione e all’autorete di Ceppitelli, regalano al pubblico dello Stadium una partita godibile e alla Juve tre punti più che meritati e il ritorno in vetta alla classifica.

Contro il Cagliari i bianconeri appaiono subito tonici e le avvisaglie che la serata possa essere piacevole non tardano ad arrivare.
Tre minuti ed ecco il primo brivido, nato dal destro di Hernanes e dalla sua punizione da 30 metri deviata in angolo da Storari, applauditissimo per il suo ritorno allo Stadium come Padoin. Un giro di orologio e il portiere  rossoblu   deve uscire dai pali per fermare Higuain, messo in movimento da Dybala.
È una gara vivace, che il Cagliari affronta a viso aperto, cercando soprattuto di sfruttare la rapidità di Sau. L’atteggiamento dei sardi è encomiabile, ma li espone anche alle ripartenze dei bianconeri e quella condotta da Dybala all’8′ potrebbe essere decisiva, se l’ultimo tocco in direzione di Pjanic fosse più preciso e non costringesse il bosniaco ad allargarsi e a perdere il tempo per la battuta.

La Juve è pimpante, Dani Alves e Alex Sandro spingono che è un piacere e al 10′ il perfetto cross dell’ex Barca pesca in area Higuain, che stacca bene, ma trova Storari piazzato e pronto a bloccare. Il duello tra i due si rinnova al 14′, quando il Pipita gira al volo la punizione di Pjanic e il portiere risponde con un riflesso da campione. Sulla sua respinta però è appostato Rugani, che si trova la porta spalancata e può agevolmente segnare il suo primo gol in bianconero.

Il copione della gara non cambia, i ritmi si mantengono elevati ed entrambe le squadre producono un gioco frizzante, anche se le occasioni fioccano da una parte sola: prima Dybala pesca l’inserimento di Alex Sandro che incrocia di testa, sfiorando il palo, quindi il cross rasoterra di Lemina non raggiunge Higuain nell’area piccola, solo per il provvidenziale intervento di Ceppitelli.

L’argentino allora prova a fare da solo e al 33′ piazza un rasoterra dal limite che scheggia il palo e termina sul fondo. Appena l’azione riprende la Juve riconquista palla con Alex Sandro che libera Pjanic in area. La conclusione del bosniaco viene intercettata da Storari e anche in questo caso sulla ribattuta arriva il tap in vincente, proprio di Higuain.

Il Cagliari ora è come stordito e la Juve ne approfitta. Cinque minuti dopo il raddoppio, Pjanic batte un corner piazzando il pallone rasoterra al limite dell’area: Dani Alves arriva come una furia e scarica il destro di prima intenzione, in piena velocità. Questa volta Storari non riesce neanche a ribattere.

La ripresa inizia con Neto tra i pali al posto di Buffon, rimasto spettatore non pagante per 45 minuti nonostante la buona volontà dei rossoblu, che nel secondo tempo schierano Tachtsidis e Giannetti al posto di Joao Pedro e Borriello.

Anche se il risultato è saldamente nelle sue mani, la Juve continua a proporre gioco e la premiata ditta Pjanic-Dani Alves prova ad offrire su azione il bis del terzo gol, ma la sventola del brasiliano viene alzata sopra la traversa da Bruno Alves, che riesce a mettere una pezza anche sul sinistro di Dybala al 21′.

Cinque minuti dopo la Joya lascia il posto a Pjaca, che al primo pallone toccato si procura un calcio di punizione sulla sinistra. La posizione inviterebbe più al cross che al tiro, ma Pjanic decide di piazzare il pallone sul primo palo. Storari non si fa sorprendere, né dal bosniaco né poco dopo da una sventola dalla distanza di Hernanes, applaudito a lungo e meritatamente.

Nel finale c’è anche spazio per Mandzukic, che rileva Higuain e offre a Lemina una golosa sponda di testa, piazzandolo solo davanti a Storari. Il portiere rossoblu non vive la serata più fortunata della sua carriera, perché respinge anche la conclusione del francese, ma anche questa volta deve raccogliere il pallone in fondo alla rete, dopo l’involontario tocco di Ceppitelli.

Gli applausi scrosciano anche negli ultimi minuti per la coppia croata Mandzukic-Pjaca, entrambi vicini al quinto gol, e continuano oltre il fischio finale, per salutare l’ottima prova dei bianconeri, i tanti ex in campo, la vittoria e il primato in classifica ritrovato.

FORMAZIONI:

JUVENTUS: Buffon (1′ st Neto); Rugani, Barzagli, Chiellini; Dani Alves, Lemina, Hernanes, Pjanic, Alex Sandro; Dybala (27′ st Pjaca), Higuain (36′ st Mandzukic) A disposizione: Audero, Bonucci, Asamoah, Sturaro, Lichtsteiner
Allenatore: Allegri

 CAGLIARI: Storari; Bittante, Ceppitelli, Bruno Alves, Murru; Barella, Di Gennaro, Padoin; Joao Pedro (1′ st Tachtsidis); Sau (22′ st Munari), Borriello (1′ st Giannetti) A disposizione: Rafael, Colombo, Salamon, Capuano, Pisacane, Melchiorri
Allenatore: Rastelli

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Forza ragazzi..

vincere aiuta a vincere!

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

 

FINALMENTE LA CHAMPIONS

Postato il

14 Settembre 2016

Juventus-Siviglia:0-0

Comincia con un pareggio casalingo a reti inviolate il cammino dei campioni d’Italia, che faticano a trovare sbocchi contro un avversario compatto e organizzato. Dopo due occasioni per Khedira nel 1° tempo, nella ripresa colpisce la traversa Higuain, poi il portiere spagnolo salva su Dybala e Alex Sandro.

Che il Siviglia fosse un avversario tignoso la Juve lo aveva già scopertola scorsa stagione e non solo nella partita del Ramón Sánchez-Pizjuán che le era costata il primo posto nel girone, ma già in quella giocata allo Stadium, vinta sì 2-0, ma non senza fatica. Quest’anno gli spagnoli si confermano squadra solida ed esperta, non a caso hanno vinto le ultime tre edizioni dell’Europa League, e strappano un pareggio a reti bianche che molto probabilmente li soddisfa, ma che sta stretto ai bianconeri, i soli ad aver provato a vincere.

Allegri sceglie ancora il 3-5-2, schierando Lemina in regia e Asamoah e Khedira al suo fianco e Dybala e Higuain in vanti. Gli esterni sono Dani Alves ed Evra. I primi minuti trascorrono con le due squadre che cercano di prendere le misure agli avversari, anche se il Siviglia, per quanto schierato da Sampaoli in modo più guardingo del solito, concede spazi in difesa, specie quando la verticalizzazione dei bianconeri si sviluppa rapidamente. È il caso dell’azione che al 7′ vede lo scambio tra Higuain e Dybala e l’apertura della Joya per Khedira, che conclude a lato da posizione invitante.
L’identica sequenza si ripete al quarto d’ora, con un dialogo strettissimo tra i due argentini che Dybala perfeziona con una magia, riuscendo da terra a servire in profondità ancora Khedira. Il tedesco resiste a una carica, entra in area, ma calcia tra le braccia di Sergio Rico. Quando qualche secondo dopo il portiere spagnolo ferma anche un rasoterra di Higuain e si ha la sensazione che la Juve stia iniziando a spingere con maggior intensità, il Siviglia riesce ad addormentare il ritmo della partita, difendendo con maggior precisione. Le maglie della difesa spagnola ora si aprono raramente e si deve attendere la mezz’ora per vedere la sponda di Higuain per Dybala che al limite dell’area riesce a evitare l’uscita irruenta di Sergio Rico, ma non a mantenere l’equilibrio e a concludere l’azione.

La ripresa inizia con la Juve che stazione nella metà campo spagnola, faticando però a trovare la giocata negli ultimi metri. Dybala viene fermato spesso e volentieri con le maniere forti e le frequenti interruzioni nel gioco rendono ancor più complicato imporre un ritmo sostenuto alla gara.
La prima conclusione arriva al 13′ ed è proprio la Joya ad arrivare in corsa sul cross rasoterra di Evra e a sparare alto. Un minuto ed ecco l’occasione più ghiotta: ancora Dybala lancia con un tocco delizioso Dani Alves, sul cui cross stacca perfettamente Higuain. Sergio Rico è battuto, ma il pallone si stampa sulla traversa.

Sempre dalla destra arriva un altro spunto di Dani Alves che al 22′, imbeccato da Khedira, mette in mezzo un rasoterra pericoloso, sul quale Dybala non riesce a intervenire. Subito dopo Allegri cambia la fascia sinistra: fuori  Evra e Asamoah, dentro Alex Sandro e Pjanic.

Il bosniaco prova a dare più incisività alla manovra, cerca spesso lo scambio in velocità, soprattutto con Dybala e al 36′ riesce a liberarsi in area e a servire Higuain a due passi dalla porta, con l’argentino che viene anticipato dalla scivolata di Pareja.  A cinque minuti dal 90′ Allegri manda in campo Pjaca al posto di Dybala, ma né l’ingresso del croato, né  l’incornata di Alex Sandro respinta da Sergio Rico, né l’assedio finale portano a quello che sarebbe il meritato gol partita.
La Juve deve accontentarsi di un punto e del secondo posto momentaneo nel girone, a pari merito con il Siviglia e dietro al Lione, che supera 3-0 la Dinamo Zagabria nell’altra partita del Gruppo H.

 FORMAZIONI:

JUVENTUS: Buffon; Barzagli, Bonucci, Chiellini; Dani Alves, Khedira, Lemina, Asamoah (23′ st Pjanic), Evra (23′ st Alex Sandro); Dybala (41′ st Pjaca), Higuain
A disposizione: Neto, Benatia, Cuadrado, Mandzukic
Allenatore: Allegri

SIVIGLIA: Sergio Rico; Mercado, Rami, Pareja, Escudero; N’Zonzi, Kranevitter (33′ st Mariano), Iborra; Vazquez (45′ st Carriço); Vitolo, Sarabia (18′ st Correa), Vietto
A disposizione: Sirigu, Kiyotake, Vietto, Ganso
Allenatore: Sampaoli

FINO ALLA FINE FORZA JUVENTUS!

FORZA RAGAZZI!